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Il Grande Sud di Angelo M. D'Addesio. Attualità, cybercultura, politica e diritti nell'America Latina 2.0

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Maradona al posto di comando – seconda parte

Chiudiamo il nostro sipario “leggero” sull’arrivo in panchina di Maradona e sul suo esordio in Scozia alla guida della Seleccìon argentina, con un ultimo colloquio su lui e sul calcio argentino, con Paolo Condo’, esperto di calcio ed inviato in Sud America della Gazzetta dello Sport

D. Maradona nuovo commissario della nazionale argentina, con il suo fido padre putativo calcistico Bilardo a fargli da ombra. Al di là dei sogni degli anni Ottanta, per la Seleccìon quale sarà il futuro tecnico? Ci sarà più squadra o più individualismo?

Penso che Bilardo sia stato ingaggiato per due motivi. Il primo è quello di fornire a Maradona uno dei pochi consiglieri tattici che Diego sia disposto ad ascoltare, e che non abbia la fregola di comparire facendo ombra al suscettibile c.t.. Il secondo è garantirsi una rete di protezione tecnica nel caso in cui Maradona, magari a una settimana dall’inizio del Mondiale, non reggesse la pressione. In caso di emergenza, Bilardo potrebbe subentrargli senza che la squadra ne risenta dal punto di vista tattico, e con effetti contenuti dal punto di vista psicologico: stiamo parlando di un allenatore che ha vinto un Mondiale e nell’altro che ha disputato è arrivato in finale perdendo per un rigore fasullo. Il carisma è evidente.

D. Maradona, dopo i trionfi olimpici di Pekerman e di Basile, comunque ottimi allenatori. Quali sono le pressioni e le aspettative della stampa e del pubblico argentino su questa scelta?

La pressione che Maradona si troverà ad affrontare sarà direttamente proporzionale all’entusiasmo di queste ore, e quindi massima. Gli argentini sanno di avere una squadra piena di talenti cui mancava un po’ di leadership: Maradona in questo senso dovrebbe essere il toccasana. Di certo, ha avuto un coraggio leonino nel reclamare l’incarico, perché in caso di fallimento il piedestallo sul quale vive in patria traballerebbe. Diego si è rimesso in discussione o, come hanno scritto in Spagna, il Dio si è umanizzato tornando sulla terra. Considerato tutto ciò che gli è capitato di brutto in anni non lontani, mi spaventa il pensiero della depressione nella quale potrebbe cadere se le cose andassero male. A Glasgow, però, Maradona ha testualmente detto <avevo bisogno di questo lavoro>, lasciando intendere che il completamento del suo ritorno dall’inferno doveva passare per un incarico delicatissimo ma potenzialmente esaltante.

D. Grondona da una parte e Maradona dall’altra. Due uomini forti che non amano avere torto (e lo si sta vedendo in questi giorni). Cosa ha portato Grondona a scegliere Maradona e che rapporto potrà esserci con l’estabilishment mondiale con cui Maradona non è mai stato molto amico?

Grondona ha scelto Maradona perché nel momento in cui lui ha reclamato l’incarico era impossibile ignorarlo. Diego in Argentina è davvero un semidio. C’è anche un aspetto meno romantico: Maradona vuol dire ingaggi più alti per le amichevoli e sponsor più interessati a investire. Da quando è tornato lui, l’unica nazionale di cui si parla è l’Argentina. Sulla prima pagina della Gazzetta del 19 novembre la foto centrale riguarda il debutto di Maradona da c.t., mentre l’amichevole dell’Italia è relegata in un box.

D. Seleccìon ha in questo momento i giocatori più forti e più giovani del mondo, da Messi ad Aguero o ancora Rodriguez, Lavezzi…Come si può spiegare questa crisi in un vivaio così ricco?

La crisi dell’Argentina è molto relativa: neanche Basile, che pure era stato un po’ sfiduciato dai giocatori, sarebbe riuscito a mancare la qualificazione al Mondiale 2010, esattamente come non la mancherà il Brasile del modestissimo Dunga. Per quanto riguarda la squadra in sé, c’è moltissimo talento ma mal distribuito nei ruoli. La quantità di seconde punte piccole e agili è impressionante: Messi, Aguero, Tevez, Lavezzi, Zarate. Ma quante di loro possono giocare assieme, tenendo presente che alle loro spalle ci sarà anche Riquelme? Manca il centravanti di peso, invece, almeno finché Maradona non proverà Milito, un ottimo 9 che Basile non vedeva. E manca anche qualcosa in difesa.

D. Diamo una scorsa al campionato argentino, Boca a parte, River, Independiente e Racing, bivaccano nelle parti basse della classifica. Anche qui le gerarchie, come in Italia, si sono invertite?

Le gerarchie del campionato argentino saltano da un torneo all’altro con molta facilità perché l’esodo dei giocatori appena discreti in tutti i campionati del mondo è ormai imponente. Un tempo l’argentino si muoveva attorno ai 23 anni, adesso non sono rari i casi-Messi, ovvero ragazzini di 13 anni molto promettenti che i club europei portano nel loro vivaio dando magari un lavoro ai loro familiari. Ho assistito un mese fa a River-Boca, il match più importante del Sudamerica per antonomasia, restando basito di fronte alla pochezza del contesto tecnico. Vinse il Boca perché l’unico giocatore di classe internazionale – Riquelme – ce l’aveva lui.

D. Siamo abituati ad immagini non sempre edificanti del nostro calcio, dalle risse in campo alle violenze negli stadi…Sono immagini che appartengono anche all’Argentina? Qual è lo stato di salute del calcio argentino in questo senso?

Nel mondo c’è una sola situazione peggiore di quella italiana, ed è quella argentina. Le bande di “barrabrava” – un corrispettivo ancora più violento dei nostri ultrà – si scontrano ogni settimana e in ogni campionato si conta qualche morto. Sono durissime, inoltre, le faide interne alle tifoserie per la direzione delle operazioni: i capi assurgono ad autentica celebrità, sia pure di dubbio gusto, e la polizia fa davvero assai poco per migliorare la situazione.