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Il Grande Sud di Angelo M. D'Addesio. Attualità, cybercultura, politica e diritti nell'America Latina 2.0

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Telecom preferisce la Samba al “gelo” italiano

Mentre Telecom Italia programma un benservito nel nostro paese di 9.000 unità, in Brasile parla di futuro e che futuro! E pensare che fino ad un anno fa il Brasile significava: contenzioso su Brasil Telecom, possibili cessioni di Tim Brasil e disimpegno totale nel settore telecomunicazioni con tanto di storie di spionaggio, perdite economiche e sanzioni…Il 2008 ha portato consiglio. Il polso fermo su Tim Brasil e la tempesta dei primi due trimestri in forte calo (con ricavi al netto solo al + 5,3%, ma comunque in positivo ma perdite complessive abbastanza grandi, considerando anche gli oneri) è passata e così già quest’estate Tim Brasil si è ritrovata ad occupare una fetta di mercato pari al 25,09%, seconda solo a Vivo, controllata di Telefonica, azionista di Telecom Italia, prima con il 30,12% e davanti a Claro del grande rivale Carlos Slim patròn di America Movìl, grande oppositore dell’operazione Telecom-Telefonica e ad Oi, operatore sul mobile di lungo corso, che da tempo fa una lotta parallela a quella di Tim Brasil, per la fusione con Brasil Telecom e quindi per la grande creazione di un operatore fisso fatto in casa che possa finalmente competere, come è nei desideri sciovinisti del presidente-lavoratore Lula con la spagnola Telesp (a sua volta controllata di Telefonica) e con il solito Carlos Slim, inviso a tutti. La risurrezione di Tim Brasil passa attraverso altri exploit d’autunno, come l’incredibile incremento del valore delle azioni di Telecom in Brasile, dovuto alle numerose proposte d’acquisto e voci di vendita sulla compagnia (da Oi-Telemar a Telefonica stessa) o ancora il maxi-finanziamento di 779 milioni di dollari da parte della Banca Nazionale per lo Sviluppo Brasiliana e le notizie di un raggiunto accordo per la tecnologia IPhone, per giunta in forte vantaggio sulle rivali Vivo (se si può chiamare rivale) e Claro…Morale della favola: niente più cessione, quota di mercato sempre più stabile al 25% a novembre, con un boom della telefonia mobile che registra 144 milioni di clienti, con circa 23 milioni di abbonati solo nel 2008, un utile nel terzo trimestre di 22,5 milioni di reais ed un crescita del 10% nei ricavi. Ecco perché ieri a Londra Bernabé ha potuto dire che non lascia, ma raddoppia, con un nuovo piano triennale che prevede 2,5 milioni di clienti mobili per la banda larga e confermando la crescita del mercato e degli interessi in Brasile. Voci e sogni riguardano però una possibile riforma delle comunicazioni (che Lula ha fatto capire di volere) che consentirebbe a Tim Brasil e Vivo di fondersi sotto un’unica bandiera e diventare così il detentore di una fetta di mercato pari a più del 50%. Un progetto che non dispiacerebbe neppure a Lula che già combatte contro Anatel, l’ente regolatore delle telecomunicazioni in Brasile sul fronte della fusione Oi-Brasil Telecom che operano però su diversi fronti. Per Bernabè “l’Italia fungerà da generatore di cassa mentre l’America Latina sarà mercato su cui investire…Dal “freddo” italiano al caldo dei mercati brasiliani.