Il Grande Sud - Il Grande Sud

Il Grande Sud di Angelo M. D'Addesio. Attualità, cybercultura, politica e diritti nell'America Latina 2.0

RSS Feed

Amazzonia: dove eravamo rimasti?

Sull’anno terribile dell’Amazzonia ne abbiamo sentite tante. Innanzitutto che dal giugno 2007 al luglio 2008 è stata registrata una perdita di 11968 kmq di vegetazione pari al 64% dell’intero territorio, secondo l’Inpe (Instituto nacional de pesquisas espaciais). A fronte di questo, il governo brasiliano ha iniziato la sua “offensiva” di protezione del patrimonio amazzonico, nonostante abbia permesso al magnate della soia Blairo Maggi, con la superprotezione del ministro dell’ambiente Carlo Minc (se ricordate Marina Silva ha lasciato il ministero lo scorso maggio in aperta polemica con Lula, dopo essere stata privata di molte competenze e non ascoltata in tema di centrali idroelettriche e sfruttamento di soia e canna da zucchero nella foresta). A fine anno 2008 è stato annunciato in pompa magna il “Piano Amazzonia” che delinea una riduzione del disboscamento per una quota pari al 40% per tutto il 2009, al 30% fra il 2010 ed il 2013 e di un ulteriore 30% fra 2014 e 2017. Dopo l’offensiva ambientale ecco quella militare. A Gennaio Lula ed il ministero competente annunciavano l’impiego di 28 plotoni militari, in aggiunta di 20 già presenti, a difesa delle comunità indigene e del patrimonio ambientale con un investimento fino al 2018 pari 500 milioni di dollari. Nel frattempo i governatorati di Parà e Mato Grosso hanno annunciato azioni legali contro i “disboscatori abusivi e le azioni predatorie dei produttori di soia”. Sarà difficile che un anno prima delle elezioni, però, salti qualche testa. Nel frattempo una ricerca pubblicata dalla rivista “Science”, condotta da 68 ricercatori, 40 istituzioni ha sottolineato un forte aumento dell’immissione di carbone nella Foresta Amazzonica provocata dalla siccità, dalla scarsa crescita di piante e dalla morte di numerosi alberi e dall’uso di combustibili fossili. In tutto l’Amazzonia ha una capacità di immagazzinare dai 90 ai 140 miliardi di tonnellate di carbone, e ne ha inghiottito nelle ultime decadi una quantità pari a circa 2 miliardi di tonnellate ogni anno ed inoltre con una stima di 18 tonnellate di CO2 recepiti in futuro, nel 2030 l’Amazzonia è destinata a scomparire ed al momento è già scomparso il 18% dell’Amazzonia brasiliana. Il rimpallo governo-ricerche scientifiche è durato per l’intero inizio anno. Scienziati brasiliani in vena di ottimismo hanno affermato a febbraio che il 20% dell’area amazzonica disboscata sta dando vita foreste secondarie, in una sorta di processo di rigenerazione e l’Inpe ha rivisto le sue stime che il 19,4% dei 700.000 kmq dell’Amazzonia si è ricostituito negli ultimi anni. L’ultima puntata della saga delle colpe sullo stillicidio amazzonico è datata marzo 2009.

L’ultimo rapporto Geo-Amazonia (150 scienziati di otto paesi della regione amazzonica, coordinati dal Centro de Investigación de la Universidad del Pacífico, con sede a Lima, Perù) nelle sue risultanze ha documentato che “la deforestazione diminuisce l’umidità, accenta erosione e causa siccità, impedendo l’irrigazione naturale dell’Amazzonia e di molti territori vicini”. Lo Studio “Prospettive ambientali in Amazzonia” finanziato da Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (Unep) e l’Organizzazione del Trattato di cooperazione amazzonica (Acto) prevede per il 2026 una migliore gestione ambientale ma gravi ritardi nell’efficienza energetica e nel freno alle attività dannose, ha constatato che il 17% dell’Amazzonia (il15% di quella brasiliana) è estinto, come lo sono 26 specie vegetali, 644 ad alto rischio e 3.827 in pericolo o vulnerabili. Ancora più pessimistico lo studio di quest’anno pubblicato da Nature Geosciencesecondo cui con l’aumento progressivo della temperatura di circa 2-3 gradi e confermando i dati sull’assorbimento di carbone l’estinzione dell’85% dell’Amazzonia è prevista entro il 2150 secondo un preciso calcolo computeristico. Realtà o apocalisse? Non è dato sapere, ma il Brasile e Lula tengono a sottolineare che l’Amazzonia è un problema globale che tutti insieme dobbiamo risolvere. Ma il dilemma è sempre lo stesso: energia o ambiente? Soia e Canna quindi Etanolo e Petrobras o Foresta Amazzonica ed indigeni abitanti? Mai compromesso fra energia ed ecologia fu più difficile. Basteranno le promesse di Lula, l’impegno degli indios, disposti a lavorare come guardiani ambientali in seno al governo e gli exploit (conditi da qualche gaffes) del Re Carlo?