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Il Grande Sud di Angelo M. D'Addesio. Attualità, cybercultura, politica e diritti nell'America Latina 2.0

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Chupadores o Chupados?

Il dibattito è aperto anche in Argentina. Come frenare nel paese l’incredibile escalation di violenza verbale che ormai dilaga per le strade durante le manifestazioni, nelle scuole da parte dei giovani, nei dibattiti e comizi politici e perfino nelle famiglie? Ci avevano provato nel loro piccolo prima il primate argentino Bergoglio e poi l’Equipo Diocesano de Niñez y Adolescencia ed il CPA, con la campagna “El Maltrato Verbal es violencia”. Un buon tentativo se non ci fosse stato una settimana dopo lo sfogo di Maradona trionfale che apostrofava i giornalisti con l’ormai tristemente famoso “Qué lo Chupen y lo seguen chupando”. Fuori di ipocrisia il dato più significativo è il titolo del settimanale Cronica, 164 gruppi su Facebook (uno con 1282 fan destinati ad aumentare) e perfino un sito dedicato che si vanta di aver raggiunto quasi 60mila contatti in 24 ore ed un altro registrato da tale Christian Gastrell, sul portale Nic.ar . Tutto nel segno dell’idioma di Maradona. Ma sul web sono finite cose di gran lunga peggiori e molte di queste vengono soprattutto da notissimi personaggi o addirittura da giudici, come il caso raccontato da Victoria De Masi sul Clarin, del giudice Rosa Elsa Parrilli che si è vantata di non aver mai pagato una multa, ed ha inveito contro gli impiegati che le chiedevano 1.200 pesos per il ritiro della macchina sequestrata, con un “son todas morochas, ni una rubia contratan”, un'offesa poco edificante, detta da una donna di giustizia. Per non parlare dei politici, dal “me entregaron estos hijos de puta” pronunciato da Kirchner contro Sergio Massa e Florencio Randazzo o Luis D’Elia deputato kirchnerista che ha parlato di “matar a todos los miembros de la puta oligarquía” durante le proteste degli agricoltori o Elisa Carriò rivale presidenziale di Cristina Fernandez che ha definito la nuova legge sui Media, un’operazione dei Kirchner torturatori che vogliono impadronirsi di tutto, mentre Cristina Fernandez non ha usato di certo un linguaggio presidenziale, parlando di “Quasi Mafia” del Grupo Clarin. Nessuno scandalo dice però un altro collega Pablo Mancini, grande esperto di web e giornalista di El Comercio. Colpa piuttosto di chi si ostina a prendere questi momenti intensi, anche fra i grandi media, e trasformarli in grandi emozioni. Insomma serve un freno, ma non a Facebook, ai nuovi mezzi, ma dagli eccessi o dall’incapacità dei comunicatori di discernere ciò che va messo in risalto e ciò che deve essere rimanere un momento da non perpetuare, di inventare nuove storie e non necessariamente di “chupar” da internet o dalla rete sociale. O forse la grande rete sta veramente risucchiando tutti noi nel linguaggio come nei gesti? Forse non sappiamo fare altro che interagire, catturare e ritrasmettere tutto, sia esso il meglio o il peggio. Chupadores o Chupados insomma? In Argentina almeno si stanno ponendo il problema più seriamente di Emilio Fede.