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Il Grande Sud di Angelo M. D'Addesio. Attualità, cybercultura, politica e diritti nell'America Latina 2.0

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Botnia due anni dopo: “veleni” e vantaggi.

Botnia_Fray%20Bentos%20mill_1 Ad una settimana dal suo secondo anniversario ed a quindici giorni dalle elezioni presidenziali in Uruguay, La Botnia ed il suo mega-impianto di produzione della cellulosa sul Rio Uruguay, continua ad essere l’ennesimo storico pomo della discordia in America Latina. Nel 2002 la finlandese Botnia e la spagnola Ence presentarono il progetto di costruzione di due impianti di cellulosa, ma l’Argentina contestando la mancata richiesta di consenso da parte dell’Uruguay per l’utilizzo delle acque situate sul confine fra i due stati. Solo la Botnia avrebbe poi iniziato la sua costruzione e la sua attività nel novembre 2007. Oggi, mentre ancora impazzano le proteste sul confine argentino della città di Gualeguaychú distante da quella uruguayana di Fray Bentos poco meno di 50 km e l’Uruguay difende la piattaforma e rassicura l’Argentina su un pronta soluzione compromissoria, in realtà tutti attendono la sentenza del Tribunale Internazionale dell’Aia che dovrebbe essere emesso entro il primo trimestre del 2010. Botnia benefattrice o avvelenatrice? Dopo due anni la centrale è in fase di revisione per circa quindici giorni dal 10 novembre, operata da 700 tecnici, di cui 550 uruguayani. In questo periodo la centrale ha prodotto, come previsto, circa 2 milioni di pasta di cellulosa, con un fatturato di 500 milioni di dollari in esportazioni ed un totale di 77 navi destinate in Europa ed Asia, ha dato lavoro a 180 persone in centrale e 500 nell’indotto e produce tra i 15 ed i 30 megawatt all’ora di energia convogliata alla rete elettrica nazionale. Un buon affare, sembrerebbe, ma dall’altra parte del fiume non la pensano così. L’Argentina ha prima contestato la costruzione senza consenso e le distanze della centrale che risulterebbe molto più vicina alla città di confine Gualeguaychú che non a quello uruguayano, smentita dai media uruguayani. Nel 2007 e nel 2008 le mobilitazioni sono state frequenti e massicce e poi si sono trasformate in denunce, prima nel febbraio di quest’anno sulla comparsa di macchie sul Rio Uruguay e sulla massiccia deforestazione, poi a giugno su una perdita di gas e sulla nube tossica per qualche giorno ha aleggiato sul confine. L’ultimo colpo è stato lo studio di alcuni ricercatori argentini di pochi giorni fa secondo cui la centrale emetterebbe enormi quantità di Nonilfenolo sostanza chimica che causerebbe malformazioni ormonali a mammiferi e pesci. A nulla servono le garanzie della DINAMA, l’autorità di controllo energetico dell’Uruguay, il monitoraggio costante e perfino il monitoraggio web del litorale con i dati scientifici visionabili da tutti. Ad agosto l’ Assemblea Cittadina Ambientale di Gualeguaychù ha fornito dati completamente diversi sullo stato ambientale della zona e di contro l’Uruguay ha accusato l’Argentina di falsificare i dati davanti al Tribunale dell’Aia. Nel frattempo la spagnola Ence ha ceduto il progetto consorzio composto dall’impresa svedese-finlandese Stora-Enso e dall’impresa cilena Celulosa Arauco y Constitución, ma ha conservato la proprietà di 30mila ettari di foreste di eucalipto. A maggio Argentina ed Uruguay si sono accordate per la creazione di un Parco bi-nazionale di salvaguardia dell’ecosistema fluviale per un totale di 100 kmq sul fiume Uruguay ed a 100 km dalla centrale. Dopo il litio in Bolivia, l’acqua fra Paraguay e Brasile, ora anche la cellulosa in cambio di energia e royalties diventa risorsa preziosa, ma questo scambio natura-energia è ancora pieno di insidie.      

Commenti

E' la stessa cosa che sta per succedere a Trieste, con il rigassificatore di Gas Natural a Zaule che verra' costruito piu' vicino alla costa slovena che a quella italiana (ma qui non si parla di 50km, ma di distanze ben inferiori), perdipiu' alla base di una valutazione di impatto ambientale basata su dati falsificati che viene contestata in Slovenia, con il nostro ministero dell'ambiente che risponde come fosse un occhio per occhio per la vicinanza criminale al confine (150km) della centrale nucleare di Krško (centrale a tecnologia americana, nella quale tenta di entrare la Enel per un raddoppio di reattore).