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Il Grande Sud di Angelo M. D'Addesio. Attualità, cybercultura, politica e diritti nell'America Latina 2.0

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Italiani ed “italioti” ad Haiti

Ci sono italiani ed italiani. Ci sono gli italiani che si sbracciano, che conoscono la durezza della vita e parlano poco o preferiscono parlare solo per raccontare e non per giudicare e che non se ne sono andati. Mai! Si chiamano Fiammetta Cappellini che continua a lavorare ed a commentare sul sito della sua associazione “la vita che ricomincia dai bambini”. Giorni fa, ci disse che gli aiuti erano lenti, ma non c’era nessuna polemica nelle sue parole. Anzi affermava di continuare a lavorare sulle due bidonville di Cite Soleil e Martissant. “Distribuiamo beni di prima necessità alle persone senza casa, teli di plastica, materassini e creiamo punti di raccolta per i bambini non accompagnati” e mentre parlava con noi si consultava di logistica con Carlo Zorzi che ad Haiti ha passato sei anni, numerose epidemie, uragani e mancanze e ci disse che gli italiani dovevano solo aiutare gli haitiani a fare da soli. O Massimo Zannini che lavora con durezza fianco a fianco con Msf che ha perso tanto in questo terremoto eppure continua la sua missione e di cui potete seguire la toccante esperienza su Facebook. O free-lance che fanno i veri giornalisti dormendo nelle tende e sui camion, rischiando e raccontando storie, fermando immagini agghiaccianti ma vere e senza paure e pregiudizi. “Basta con questo luogo comune dell’insicurezza” mi diceva qualche giorno fa Simone Bruno da anni reporter nelle frontiere più pericolose. E ci sono poi italiani che per aver risolto con aiuti tempestivi, grandi strumenti, fondi immediati alluvioni e terremoti vanno ad Haiti per due giorni e si sentono padri eterni o ancora giornalisti che fanno la spola fra Santo Domingo o la costa occidentale haitiana e Port-au-Prince, si vestono, si truccano, si lavano, fanno due ore di servizio, lo trasmettono dall’aeroporto, il luogo “più sicuro” e pretendono di raccontarci Haiti. O chi addirittura va vergognosamente a fare il boia delle impensabili disorganizzazioni: Dobbiamo dirlo, gli aiuti hanno fatto flop!”, diceva con la sua aria da preside intransigente Lucia Annunziata ieri su Rai3 ed il nostro grande Bertolaso le faceva eco:”Lei è stata anche troppo buona”. Troppo facile, caro Sottosegretario ed anche troppo irrispettoso andare lì in due giorni ed offendere su due piedi una macchina che ha di fronte, il malessere, la rabbia, la povertà, la sfiducia, la stanchezza di un popolo e non ha mezzi e sistemi operativi ad alta tecnologia…Troppo facile fare un programma di tv accusa e pietismo e tornarsene a casa il giorno dopo. E poi C’è la chiesa operante che con Padre Gianfranco Lovera e molti altri ci mette le mani oltre al Rosario e c’è la Chiesa predicante che si lava la coscienza ogni domenica, ricordando di dare una mano e fare offerte ed invitando alla…calma e c’è chi storce il naso per le missioni ONU, c’è chi invece non è stato capace a Rosarno di gestire una missione ben più importante con 300 immigrati.

Ecco scegliete voi da chi farvi raccontare Haiti, dagli italiani, i primi, o dagli “italioti”, i secondi, quelli che non sanno e pretendono di sapere. Io scelgo i primi, ai secondi raccomando un corposo bagno di umiltà, perché ad Haiti non hanno bisogno che qualcuno vada lì proprio ora ad esportare il nostro senso polemico e propagandistico ed il provincialismo e protagonismo che, per fortuna, ci contraddistingue meno della nostra generosità.