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Il Grande Sud di Angelo M. D'Addesio. Attualità, cybercultura, politica e diritti nell'America Latina 2.0

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Figli della Madre Terra

La speranza è che non sia l’ennesimo “contro-Forum” e neppure la conferenza dell’”altro mondo”, anche perché il nome stesso al di là delle intenzioni, dovrebbe unire tutti. E’ iniziata oggi fino al 22 aprile la Conferenza Mondiale dei Popoli sul Cambio Climatico e sui Diritti della Madre Terra Madre Terra, concetto che è a metà fra la visione mistico-naturalistica dei popoli indigeni e la conservazione del creato per custodire la pace, principio espresso dal “terribile” Papa Ratzinger molto più ecologista dei grandi promotori di Copenhagen. Saranno 18mila i partecipanti, fra cui lo scrittore Eduardo Galeano, lo scienziato NASA Bill Hansen e 40 delegati governativi e 129 i paesi rappresentati ma i numeri valgono poco. La cosa realmente importante è che nelle intenzioni la conferenza sarà incentrata sull’ambiente nel senso più profondo del termine. Fra i 17 temi sui diversi tavoli si va dagli ancestrali riferimenti ai “diritti della Madre Terra”, all’”armonia con la natura”, alle “migrazioni climatiche” ed alla “difesa dei popoli indigeni”, fino ai più burocratici riferimenti alla conservazione ed innovazione del Protocollo Kyoto (da intendersi come una bocciatura della bozza cino-americana che è poi la famosa “bozza danese” che non ha accontentato nessuno ma ha scontentato il nuovo mondo, dall’America Latina all’India fino all’intero continente africano). Eppure due proposte su tutte hanno un loro logico, per quanto quasi utopistiche, fondamento più delle altre: un grande referendum fra popoli e governi che obblighi i governanti a seguire le direttive popolari in materia di ambiente sulla base di diversi quesiti e temi fondamentali (fonti rinnovabili, petrolio, nucleare, destinazione delle risorse per arsenali alla ricomposizione degli ecosistemi) e l’istituzione di un Tribunale di Giustizia Climatica. Certamente l’ONU è zeppa di tribunali che hanno poco peso e pochi veri criminali condannati ed i referendum sono da sempre ignorati, ma queste stesse idee sono le uniche che potrebbero mettere governi e popolazioni di fronte alla verità sul vero ruolo e sulla reale volontà di fare qualcosa per l’ambiente. E forse servirebbe anche a ridimensionare l’incipit della conferenza, affidato alle parole di Evo Morales e dell’ambasciatore boliviano presso l’ONU Pablo Solón improntante sull’attacco al capitalismo…Perché questo è vero in parte, ma se il Brasile appoggia l’off-shore, Ecuador e Perù pianificano grandi estrazioni in Amazzonia e la stessa Bolivia è pronta a sacrificare il più grande bacino salino al mondo, forse siamo tutti capitalisti, siamo tutti dalla stessa parte…E per questo Cochabamba potrà essere un nuovo inizio o il definitivo inizio della fine.