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Il Grande Sud di Angelo M. D'Addesio. Attualità, cybercultura, politica e diritti nell'America Latina 2.0

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Uruguay oggi e domani

C’è un paese che sogna e che da domani guarderà lontano, comunque vada. L’Uruguay torna sul luogo del delitto, le semifinali, che la videro per l’ultima volta perdente contro il Brasile nel 1970 e l’Olanda che la liquidò 2-0 nel 1974, segnando l’inizio del declino della “Celeste”. Eppure sembrava già tutto scritto, perché pur iniziando in sordina, salvo poi eliminare Francia e Sudafrica, l’Uruguay è stato già protagonista prima del Mundial, quando ha presentato la sua candidatura per Uruguay 2030, i Mondiali del Centenario che tornano nel luogo in cui si sono svolti per la prima volta, la finale ospitata da uno dei monumenti dichiarati del calcio, l’Estadio Centenario di Montevideo. Quale migliore sponsor che una finale mondiale, visto che, 1990 a parte, gli anni che finiscono con lo 0 sembrano portare fortuna alla nazionale sudamericana (vincente nel 30 e nel ’50, semifinalista nel ’70 ed oggi). Alla candidatura si è unita l’Argentina, il che ha creato sicuramente reazioni scioviniste ma anche la consapevolezza che il progetto potrebbe essere ancora più stabile e maturo. Uruguay 2030 potrebbe dunque essere Argentina-Uruguay 2030, ma poco cambia. L’Uruguay domani inizierà inconsapevolmente a costruire questo tassello importante, supportato da 88mila persone nei diversi gruppi di Facebook, da blogger e televisioni, da iniziative particolari come quella lanciata da El Pais che ha chiamato tutti i cittadini a scrivere il proprio augurio alla nazionale sull’enorme bandiera bianco-celeste distesa a Plaza Libertad a Montevideo o della compagnia di bandiera che ha organizzato voli charter per il Sudafrica last minute. Anzi forse lo continuerà e lo farà anche un po’ per noi, perché in fondo Hector Scarone nel 1930, come Ghiggia e Schiaffino nel 1950 hanno un cognome italiano. Come c’è l’hanno Fernando Muslera, Walter Gargano, nonni di Marsico Nuovo, dove ancora un piccolo residuo di famiglia ha una pasticceria e Edison Cavani che, secondo la nonna Maria Guglielmone, alias Dona Pina, ha fatto onore al nonno giocando nella sua terra d’origine: la Sicilia. Allora…Forza Uruguay!