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Il Grande Sud di Angelo M. D'Addesio. Attualità, cybercultura, politica e diritti nell'America Latina 2.0

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Estate Cubana: Lía Villares

Lia Villares

Continuiamo l’ ”Estate Cubana” con la seconda intervista ai blogger della blogosfera alternativa di Cuba. Il 2.0 dell’isola caraibica oggi ci permette di incontrare Lia Villares. Chi è lo saprete in coda al dialogo o forse già attraverso i suoi pensieri ed i suoi progetti che ci descrive di seguito.

 

 

D. Habanemia è un blog molto particolare, con poesie, rappresentazioni, immagini, video e molto colore. Quale è il messaggio che vuole lanciare con questa unicità e fantasia unita alla dura realtà?

 

 

L.V. Dico sempre che Habanemia, o Hechizamiento, come realmente si chiama il mio blog, è multiplo non solo rizomático, secondo il pensiero dei filosofi francesi Gilles Deleuze e Félix Guattarì quando si propongono di non essere verticali, bensì orizzontali, di non rispondere a gerarchie né piramidi dittatoriali di potere in tutti i settori, incluso o ancora di più in campo intellettuale o artistico. Cioè, come diceva il mio amico Jaad quando ci apiriva al suo laboratorio culturale ispirato da questi filosofi rivoluzionari: se si taglia la radice da una parte, questa esce dall’altra e trova sempre ramificazioni, sempre sotterranee e sempre orizzontali. Un altro concetto interessante è quello del deserto e di popolarlo. La gioventù cubana è immersa in un deserto ideologico e spaziale. L'isola è come un sughero che non affonda mai, ma la tremenda sensazione di inutilità e desolazione che produce, lo stare a galleggiare costantemente nello stesso posto, senza mai calpestare la terra ferma e senza poter sperare con certezza alcuna in una stabilità futura: la gioventù habanémica riflette nel suo volto unicamente incertezza e disgusto. Allora in qualche modo immagino che la forza visuale alla quale sottometto il visitatore, è proprio per contrastare questo stato spirituale, questa “anemia” di desiderio, di volontà che ha attualmente il giovane cubano, sommata alla decadenza inarrestabile della capitale e del paese in generale, saturando quasi sempre di immagini lavorate, cioè, mai reali del tutto, sempre con un tocco di quella realtà affascinata che ci coinvolge involontariamente, o meglio di quella “quantità affascinata” come lo chiamerebbe Lezama – il poeta a cui mi ispiro in larga misura, il blog che quindi rende tributo alla sua creazione. In realtà la parola "hechizamiento" non appare in nessun dizionario, è puramente una creazione lezamiana: “Possiamo offrire una prima simbologia simbolo per spiegare questa circostanza: il graffio nella pietra. Nonostante tutto in quella fessura potrà scivolare, forse, il soffio dello Spirito, ordinando la possibile nascita di un nuovo modello. Dopo un’altra volta il silenzio”. O ancora, il sito ha come intestazione "Hechizamiento": infatti l'abitante di L'Avana si è abituato, da molto tempo, ad un gioco dove, silenziosamente, si scommette sugli anni e si guadagna la perdita degli stessi. Nulla interessa: l'ultima settimana del "mese" rappresenta una abitudine, una formalità in cui la gente si gioca il destino in un modo segreto e durevole al fine di fabbricarsi frustrazioni e voluttuosità. Non trovo migliore maniera per definirci.

 

 

D. Riconoscimenti, visibilità ma anche pericoli, blocchi, controlli. Come giudica la sua esperienza di blogger?

 

 

L.V. Premi nessuno. Visibilità moderata. Hechizamiento è in realtà abbastanza poco visitato rispetto ad Octavo Cerco o Generacion Y. Il principale ostacolo nel quale inciampa ogni blogger dentro l'isola è la connettività. Mantenere un blog è sempre più un sacrificio che un piacere. Però la voglia di esprimersi è sempre più forte di quella del silenzio e della quiete…come la voglia di continuare a sognare un tempo migliore, quasi al limite della pazzia, come recita la canzone del duo di cantautori dell’Avana radicato a Madrid “Gema e Pável“, ma invece di sognare di volare, bisogna tentarlo benchési possa rischiare di rompersi le ossa. Gli altri “controlli” sono costituiti sfortunatamente dalla stessa piattaforma tecnologica che crea intoppi:  Cuba è nella stessa lista nera di Birmania e Corea del Nord per Google e per questo motivo i suoi prodotti non sono accessibili per noi. Trovo tutto ciò molto assurdo e penso si debba attuare una politica contraria che aiuti dettagliatamente il blogger e gli garantisca tutti gli attrezzi alla mano per continuare a lottare per i nostri diritti e libertà. Semplicemente non capisco il motivo di tale ostruzione.

 

 

D. In che modo riesce a comunicare nonostante le restrizioni governative, il pericolo di blocchi e filtri e molto altro?

 

 

L’accesso ad internet è eccessivamente limitato e difficile, ed inoltre, disperatamente lento. Mentre in tutto il mondo ci si collega a 30 Megabytes per secondo, noi ci colleghiamo all'irrisoria velocità di 45, al massimo 50 kilobyte per secondo. È realmente deprimente, tanto più se si considera il dato che il governo nordamericano ci ha ceduto il suo cavo sottomarino di banda larga dal 2003;  ma il governo cubano attende ancora il satellite "bolivariano" della sorella “roja” Venezuela.

Dopo, quando ottieni una connessione illegale, perché il servizio è offerto solo ad alcuni giornalisti ed agli stranieri, devi valutare come pagare gli alti prezzi che richiede mantenerla. Oppure devi collegarti da un hotel via wi-fi, dove ogni ora di connessione costa da 6 a 8 CUC, approssimativamente 200 pesi cubani, quando il salario minimo è di 210 pesi). Faccio sempre l’esempio del mio modo di sopravvivenza che è costituito dall'impartizione di corsi, molto sporadici, di chitarra a domicilio: allo studente cubano chiedo solo 1 CUC per un'ora di studio;  agli stranieri 5 CUC.  Se avessi solo classi di alunni cubani non potrei sfruttare neppure un'ora di internet.

 

 

D. Internet è una grande occasione di riscatto per le giovani generazioni e per la libera informazione. Non pensa che ma ancora sia considerato “un fenomeno troppo americano” a Cuba e pertanto visto con sospetto? Come può superarsi questa opinione?

 

 

L.V. Il governo cubano riunisce una piattaforma ufficiale di bloggers incaricati di divulgare la propaganda politica ed il copione informativo del momento. Questi portavoce assicurano l’opposizione alla “feroce campagna mediatica” contro Cuba, iniziata con il concerto per la pace a carico del cantante Juanes nella monumentale Piazza della Rivoluzione. Cosicché è impossibile opporsi alla “attività dei bloggers” perché il governo ed i suoi seguaci hanno bisogno di lei.

 

 

D. Cosa pensa dei piccoli passi in avanti che sono stati fatti con la pressione della Chiesa e la comunità internazionale in questi giorni?

 

 

L.V. Le autorità cubane possono scarcerare tutti i prigionieri politici ma niente potrà cambiare finché continueranno ad essere prigioniere le idee di quegli uomini dietro le sbarre. Non esiste certezza che in là col tempo non si verifichino altri incarceramenti. Il Codice Penale cubano contempla l'esilio come sanzione accessoria. "La sanzione di esilio consiste nella proibizione di risiedere in un posto determinato o l'obbligo di rimanere in una località determinata", dice l'Articolo 42.  Tale aberrazione giuridica in un paese civilizzato era espressamente proibita dal terzo paragrafo dell'Articolo 30 della Costituzione del 1940. “Nessun cubano potrà essere espatriato né gli sarà proibita l'entrata nel territorio della Repubblica” garantiva quel principio della Carta Costituzionale oggi soppressa. In realtà l’inizio di un cambiamento, radicale e significativo, consisterebbe nel rimandare a casa tutti i prigioneri politici, ben 167, secondo una relazione di questo mese, in modo incondizionato, con la propria famiglia, affinché essi decidano con le loro famiglie, cosa vogliono fare delle loro vite. Queste sono alcune delle indovinate opinioni interne ed esterne che ho avuto l’opportunità di leggere nella stampa internazionale. Le condivido totalmente.

 

 

D. Che cosa vede nel futuro di Cuba e nel suo futuro personale?

 

 

L.V. Il futuro di Cuba si può sperare e rappresentare in ciò che è indispensabile ed urgente: in cambiamenti drastici nell’economia disordinata che ci opprime, nelle sognate votazioni libere, nelle libertà in generale, di riunione, di espressione e di movimento e nella rimozione di tutta la militanza di partito dei fratelli Castro. Ma, come è facile supporre, queste cose non saranno possibili nella desiderata immediatezza. Non è neppure noto se saranno mai possibili. Il futuro di Cuba è un vertiginoso punto interrogativo. I miei piani per il momento sono dentro Cuba. I miei progetti audiovisivi, fotografici e letterari sono proiettati in cima al sughero da cui ti ho parlato, non fuori.

 

 

Lía Villares è nata nel 1984 in una povera casa del quartiere operaio di Luyanó, ha la pelle bianca come la neve, occhi chiari, capelli rossi e crespi. Figlia di un giornalista con molti interessi che sin da piccola la fa avvicinare al mondo dell’arte plastica. A quattro anni apprende a suonare piano e chitarra, quindi si laurea al conservatorio Amadeo Roldán, specializzandosi in chitarra. Frequenta per due anni la Scuola Superiore di Arte, che ben presto abbandona ritenendola mediocre e poco stimolante. Ama il cinema e la filosofia dei francesi Deleuze e Guattari. Lía Villares esce allo scoperto nella blogosfera cubana soltanto lo scorso anno. Il suo blog si chiama Habanemia (www.habanemia.blogspot.com), inizialmente realizzato grazie a un vecchio dinosauro digitale con soltanto 6 gigabyte di disco fisso. Il suo blog è un collage di pezzi che riguardano il mondo sotterraneo della più recente generazione di intellettuali cubani. Troviamo molti brani poetici interessanti e pezzi in prosa di grandi autori cubani come Virgilio Piñera e Lezama Lima.

I Profili sono di Gordiano Lupi, scrittore, cultore della cultura e degli scenari cubani, cura la versione italiana del blog di Yoani Sanchez. I suoi libri sono stati oggetto di numerose recensioni e segnalazioni che si possono leggere al sito www.infol.it/lupi.

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Grande Lia!