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Il Grande Sud di Angelo M. D'Addesio. Attualità, cybercultura, politica e diritti nell'America Latina 2.0

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Estate Cubana: Miriam Celaya

Miriam Celaya L’Estate Cubana prosegue ancora fino a settembre ed ospita oggi il racconto di vita e di scrittrice libera di Miriam Celaya, blogger di Sin Evasión.

 

D. Sin Evasión: Che cosa significa questo nome e quale è l'obiettivo fondamentale di questo blog?

 

M.C. Sin EVAsión è un gioco di parole. Eva è lo pseudonimo che utilizzai inizialmente per pubblicare sul diario digitale Encuentro en la Red e successivamente per firmare il mio blog quando ancora non avevo mostrato la mia vera identità, cioè, nei primi 6 mesi, da gennaio a luglio del 2008). Normalmente firmavo come Eva González per una questione di genere:  Eva è il nome della prima donna, González è il mio secondo cognome, cioè, quello di mia madre. Ma io avevo l'intenzione di rivelare la mia identità nel corso dell'anno 2008.  Fino a quel momento avevo usato lo pseudonimo osservando una richiesta della mia famiglia che temeva per me e per le rappresaglie che avrei potuto soffrire dovute alla mia posizione di dissidente;  nel mese di luglio decisi di esporre la mia faccia e la mia identità reale all'opinione pubblica; non sarei fuggita per altro tempo dalla mia responsabilità civica; per questo motivo il mio blog si chiama Sin Evasión:  Eva smette di "fuggire" e ritorna una donna in carne ed ossa, disposta ad assumersi le conseguenze di quello che dice e di quello che fa.

 

 

D. Lei ha raccontato Cuba in molte riviste tra cui Encuentro en el Red, pertanto può dirci quale la vera anima è di Cuba. E' un paese realmente stanco, desideroso di libertà o un paese ancora vicino alla Rivoluzione, a Castro e l'idea del "nemico americano"?

 

M.C. Cuba è entrambe le cose. La maggioranza della gente normalmente associa la realtà cubana attuale ad uno schema di blocchi omogenei, tuttavia, benché ci sia stata una fase, nei primi anni della rivoluzione in cui la maggioranza della popolazione, o almeno il gruppo più numeroso, quello che normalmente si chiama "paese" o "massa" e rappresenta il settore più umile ed i ceti medi della società, simpatizzava col progetto rivoluzionario poiché grandi settori si videro beneficiati dalle misure iniziali: campagna di alfabetizzazione, ribasso di affitti, riforma agraria, etc., che avevano un carattere popolare e cercavano precisamente di captare le simpatie di quelle masse, la cosa certa è che col passare del tempo quell'unità intorno alla rivoluzione ed ai suoi leader si è andata screpolando per diversi fattori che sarebbero lunghi da enumerare qui. Basti segnalare alcuni tra i più importanti: perdita di fiducia nei dirigenti e nelle aspettative di futuro, lunghi anni di crisi economica che hanno portato alla bancarotta della Nazione, dipendenza totale dell'individuo dallo Stato e dalle sue istituzioni, crisi generale di valori, doppia morale, culto della personalità del leader, mancanza di libertà, usura del sistema dopo 51 anni di discorsi vuoti, successive migrazioni all’estero con conseguente frammentazione familiare, corruzione sociale estesa, etc. Nonostante ciò, l'anima di Cuba ha molti colori e sfumature. Oserei assicurare, ricorrendo ad un criterio generazionale, che la maggioranza dei giovani sogna o di abbandonare il paese o un cambiamento nel sistema ed alcuni iniziano a rendere pubblica questa posizione e che gli adulti della seconda generazione si dividono tra quelli che fingono fedeltà al regime, quelli che dissentono apertamente per spingere verso il cambiamento e ne soffrono le conseguenze, i pochi fedeli o gli opportunisti che sopravvivono in mezzo alla crisi generale e quelli che sperano passivamente "che passi qualcosa." Quanto ai più anziani, normalmente sono il settore più conservatore: temono i cambiamenti e di vivere in una situazione peggiore rispetto a quella attuale. In generale, Cuba è un paese stanco della retorica del "nemico imperialista" e di tutto il sacrificio inutile di mezzo secolo, ma deplorevolmente, molti cubani vedono la possibilità di libertà solo fuori da Cuba ed emigrano. Come vedi, qui non tutto è solo bianco o nero. Non credo che lo sia in nessun posto del mondo. Quello che sta succedendo in Cuba è che, indipendentemente dalla volontà degli uni o degli altri è l’esaurimento ed il collasso del sistema, benché nessuno sappia esattamente quando e come finirà.

 

D. In quale modo riesce a comunicare nonostante le ristrettezze governative, il pericolo di blocchi e filtri e molto altro?

 

M.C. Il metodo è molto primitivo. Scrivo in casa, sul mio computer, i post da pubblicare. Li trasferisco poi, in una memoria flash, per collegarmi sporadicamente da un sito amico dove c'è un’uscita diretta satellitare; a Cuba non abbiamo cavo, come saprai e quindi posso amministrare solo così il mio blog eludendo i filtri ufficiali che visionano molte delle nostre pagine alternative. Altre volte devo accontentarmi di recarmi presso una postazione pubblica, generalmente un hotel, dal quale invio miei post per posta ad un’amica che vive fuori Cuba e conosce l’indirizzo del luogo. Allora lei si occupa di aggiornare il blog. Solo così posso mantenere una certa regolarità nel lavoro come blogger. Ovviamente, non ho accesso ad Internet da casa mia.

 

D. Quanto costa concretamente in denaro essere un blogger, fuggire da blocchi ed impegnarsi in questa attività di informazione?

 

M.C. Ciò dipende da quanto si è collegati e da dove;  da quante sono le entrate in valuta o quanto aiuto solidale ricevi. A volte ci sono amici che vengono dell’estero e ci regalano alcune schede di connessione che comprano in determinati hotels. Il collegamento è sempre in valuta;  ci sono posti pubblici che riscuotono 5 CUC (Peso Convertibile Cubano ndr) per solo un’ora di connessione, equivalenti a 120 pesos correnti ufficiali, cioè, un terzo del salario mezzo in Cuba; in questi posti le connessioni sono eccessivamente lente ed insicure. In alcuni hotel il costo è di 7 o 8 CUC l'ora;  in questi è un po' più rapida, ma mai quanto basta. Bisogna considerare ogni volta che 1 CUC equivale a 24 pesos correnti e che i cubani non riscuotono in quella moneta, cosicché devono comprarla negli uffici di cambio a 25 pesos per ogni CUC. Questo ti dice che, essere blogger è un'attività ben lontana dal costituire una fonte di entrate ed in cui si consumano, anzi, denaro e risorse proprie. Poi c’è il fattore emozionale: un blogger alternativo è in rischio costante di essere perseguito, di perdere i suoi mezzi tecnici o di essere fermato. Siamo demonizzati dal regime davanti all'opinione pubblica.

 

D. Che cosa pensa dei piccoli passi in avanti che sono stati fatti con la pressione della Chiesa della comunità internazionale e dei dissidenti cubani?

 

M.C. Credo che siano passi molto positivi. Il governo si vede obbligato a conversare per la prima volta con un'istituzione cubana in questi 51 anni. Non "si era abbassato" mai a considerare come interlocutori alcuni settori del mondo cubano proprio dell'Isola. Il fatto che si sia riuscito ad ottenere la liberazione dei prigionieri di coscienza della Primavera Nera (2003), è un avvenimento ed una vittoria di molti, ma principalmente della resistenza civica. È, certamente, un piccolo passo, ma molto significativo, perché non ha precedenti in questo regime. Non che il governo voglia cambiare, ma non ha più alternativa: o cambia o soccombe;  è così semplice. Non bisogna, tuttavia, fidarsi completamente. I dirigenti perseguono nell’indebolire la dissidenza interna e favorire l’esilio come una valvola di sfogo per livellare le pressioni all'interno di Cuba.

 

D. Crede che ci sia qualcosa da salvare di Fidel Castro, della sua amministrazione del potere politico e dei i modelli sociali di istruzione e di sanità che ha creato?

 

M.C. Tutto diventa ogni volta sempre di più difficile. Per esempio, consideriamo l'educazione. A Cuba ci fu educazione gratuita dall'epoca coloniale ed anche salute pubblica; ma non è meno vero che Fidel Castro l’ha distribuita, ed ha introdotto la scuola elementare obbligatoria portandola fino ai posti più appartati dell'Isola. Tuttavia, vicino a quella massificazione dell'educazione è sopraggiunta la soppressione dell'educazione privata, una graduale mediocrità dell'insegnamento e, centralizzando i programmi educativi, si è standardizzato ed ideologizzata abusivamente l'istruzione. L'insegnamento è tornato monocorde ed obsoleto, troppo manualista, e si è persa qualità nella qualità, dettaglio questo che può apprezzarsi oggi nei risultati di scolarizzazione in tutti i livelli.

Qualcosa di simile è successo con la salute. Quello che è stato concepito come un sistema formidabile di assistenza a livello nazionale, completamente gratuito, si è deteriorato fino ad arrivare a livelli calamitosi. Oggi esiste un equipaggiamento precario, gli ospedali, nella maggioranza, non hanno le minime condizioni materiali per garantire l'attenzione al paziente, non posseggono medicine e finanche personale medico, in buona misura a causa dei programmi conosciuti come "missioni internazionaliste", con personale medico cubano disseminato in molti paesi, cosa che ha provocato il depauperamento dell’assistenza per i cubani.

 

D. Che cosa vede nel futuro di Cuba e nel suo futuro personale?

 

Sono un'ottimista incurabile. Vedo la libertà come unico futuro possibile per Cuba. Ed anche il progresso. Questo è un paese di gente intraprendente e laboriosa. I cubani solo hanno bisogno di un'opportunità per mettere alla prova la loro volontà ed il loro talento e si impegno nel lavoro con la stessa passione in cui lo fanno nell'allegria e nella festa. Ma la gente ha una sete immensa di libertà e di progresso dopo decenni di penurie materiali e spirituali. Vedo un futuro molto duro e bisognerà rimontare moltissimi scogli, ma ci riusciremo. Quanto al mio futuro personale, avrò molto da fare. Sempre sono attiva, leggo molto, medito, scrivo, cerco di trasmettere ai più giovani quello che ho imparato ed imparo anche da loro. Lavorerò fino all'ultimo minuto della mia vita per una Cuba migliore, per un spazio comune a tutti i cubani:  la Cuba che avrei voluto per i miei figli che sono già uomini, ma che continua ad essere indispensabile. Ma soprattutto continuerò a lavorare per aiutare a cambiare la realtà questo paese. Posso chiudere gli occhi e vedere quel futuro. Magari arrivi il giorno in cui possa vederlo con gli occhi aperti!

 

Miriam Celaya rappresenta l’altra faccia della medaglia, rispetto a Lia Villares e Claudia Cadelo. Laureata in storia dell’arte e antropologa di buon livello, è sposata, ha figli e nipoti. Nata nel 1959, lo steso anno in cui Fidel Castro prese il potere alla guida dell’esercito ribelle. La prima volta che ha visto un computer fu all’Accademia di Scienze, ma ne restò sconvolta perché occupava una superficie di 90 metri quadrati e aveva un’allucinante serie di bottoni e di cavi. Miriam Celaya non poteva immaginare che un giorno avrebbe imparato a usare un computer. Nei primi mesi del 2002, cominciò a scrivere cronache e articoli di opinione per il sito internet Encuentro en la Red usando un vecchio portatile Dell. Firmava usando lo pseudonimo di Eva González. Ha collaborato alla rivista illegale Consenso. Da due anni ha deciso di aprire un blog e di firmarlo con il suo nome. In questo modo è nato Sin Evasión (http://www.desdecuba.com/sin_evasion/), uno dei siti più interessanti della blogosfera cubana.

 

Il Profilo di Miriam Celaya è scritto da Gordiano Lupi (www.infol.it/lupi) e tratto da “La rivoluzione dei blogger cubani”. Un grazie speciale a Camilo Fuentes.

Commenti

Un bel pezzo di Miariam Celaya è apparso su VOCES numero 1. Si trova in rete.