Il Grande Sud - Il Grande Sud

Il Grande Sud di Angelo M. D'Addesio. Attualità, cybercultura, politica e diritti nell'America Latina 2.0

RSS Feed

Estate Cubana: Laritza Diversent

LaritzaDiversent Quinta puntata di “Estate Cubana”, viaggio impegnato fra i blogger della dissidenza cubana, fra impedimenti ed incertezze. Oggi Laritza Diversent, giovane avvocato di 30 anni nella selva delle ingiustizie e dei timori cubani. 

 

 

D. Come è nata l’idea di scrivere un blog e di fornire non solo informazione ma anche consulenza e soprattutto qual è l’utilità del blog non visibile a Cuba e con un argomento così difficile? Ci sono stati comunque riscontri positivi?

 

 

L.D. In principio fu un suggerimento dei miei amici bloggers. Essi sentivano la necessità di contare su un sito che, in forma critica, analizzasse e chiarisse dubbi sulle leggi cubane. Da qualche tempo, avevo assunto questo compito nel giornalismo indipendente, cosa che non mi risultò molto difficile. I temi legali per i loro tecnicismi, suscitano poco interesse, quindi nell'isola sono praticamente sconosciuti. Tale fatto ha trasformato la cittadinanza cubana in un'analfabeta giuridica, situazione che favorisce la sua debolezza davanti agli eccessi di potere del governo. Mostrare il metodo con cui si violano i diritti, è di utilità, innanzitutto per la ricerca di alternative di difesa nell'esercizio degli stessi, ma anche come dimostrazione sugli aspetti di cui dobbiamo tener conto per instaurare la democrazia nell'isola e del fatto che le leggi sono create per il potere politico che le emette secondo i propri interessi. La conoscenza legale ci aiuterebbe ad affrontare tutto quello che è utile alla ricerca del bene comune. Su questo particolare tema nel sito si crea il dibattito produttivo, la maggioranza dei commentatori sono emigranti cubani che offrono idee, frustrazioni ed aspirazioni future sul loro paese e per me sono molto importanti. Le loro esperienze di vita all’estero possono conciliarsi con le nostre ed arricchire il dibattito sulla realtà presente ed il possibile futuro di Cuba. Il sito ha avuto buon seguito, perché mostra la realtà quotidiana da un'ottica differente, benché riconosca che mi è difficile rispondere a tutte le inquietudini dei lettori, per via delle condizioni di accesso ad internet nel paese ed in molte occasioni non posso soddisfare le aspettative dei commentatori.

 

 

D. Lei è un avvocato che nella maggior parte dei casi tutela la legge…contro la legge. Come è possibile esercitare questa professione in un paese dove molte volte la giustizia è decisa da poche persone in modo arbitrario ed occasionale?

 

Come avvocato difendo la giustizia, l'equilibrio della bilancia e tutelo la legge che sia giusta. Quando cominciai i miei studi di diritto, avevo un’ideale di giustizia molto differente da quello che esiste realmente nel sistema legale cubano, molto politicizzato e fondato su criteri soggettivi; la mia frustrazione in quel senso è smisurata, non poche volte mi domina l'impotenza ed il pessimismo, al punto da riconoscere di aver scelto la mia carriera nel paese sbagliato. Il mio impegno attuale, in larga misura, compensa la mia delusione.

 

 

D. Come riesce a connettersi e ad aggiornare i suoi blog in materie così delicate, nonostante i controlli, i blocchi e le possibili intimidazioni?

 

 

È un compito arduo. Il mio metodo: scelgo una tematica che nella maggioranza dei casi mi propongono i commentatori o tratto un tema di attualità nazionale, lo sviluppo dal punto di vista legale, dopo, lo divido in vari post ed utilizzando le opzioni di programmazione di WordPress, scelgo una data per la sua pubblicazione. L'aggiornamento frequente del sito dà l'impressione che mi colleghi giornalmente alla rete, ma non è così, la mia connessione non supera le tre ore per settimana, due di esse sono dalla Sezione di Interessi Nordamericana all'Avana che offre gratis internet per tutti i cubani. Devo riconoscere che quel luogo ispira diffidenza in alcune persone, ma effettivamente non mi interessa: è il mezzo che ho per mantenere il mio sito e cercare l'informazione necessaria per sviluppare il mio lavoro. Credo che sopportare il controllo e l’intimidazione del governo è sufficiente per non fare caso anche ai pregiudizi. Quando cominciai a scrivere su internet decisi di assumere i rischi e di sottrarmi al controllo, so che c’è, ma non mi tocca, perché ho deciso di sentirmi un essere libero e questo è possibile solo se esercito la mia libertà. D'altra parte conoscere la legge e come funziona il sistema legale mi crea vantaggi e la brandisco quando è necessario per far valere i miei diritti.

 

 

D. Lei si è laureata in giurisprudenza dopo una gioventù molto difficile. Si parla di un modello cubano scolastico esemplare ma anche di una gioventù molto disillusa. Cosa pensa ora da professionista del futuro di molti giovani, della loro coscienza ed educazione?

 

 

L.D. Non credo che si possa parlare di un modello di educazione esemplare a Cuba, principalmente perché non soddisfa le aspettative giovanili. Essere un professionista ha smesso di essere un sogno, per trasformarsi in un martirio, in una pesante fatica. La mancanza di opportunità ha trasformato gli studi in qualcosa di insensato. L'esempio più probatorio è la generazione che io chiamo, dell' ”emergenza”, infermieri e maestri, nati nella decade dei novanta, in pieno periodo speciale. Quelli che optano per queste carriere, lo fanno per finire rapidamente i loro studi. La vocazione non è ormai il motore principale per scegliere una professione, neanche importa conoscere la materia studiata, quello che interessa è avere un titolo, la carta che accredita la qualificazione. L'educazione, in generale, ha perso rigore ed è in un processo di decadenza e deterioramento avanzato, influenzato in larga misura dalla precaria situazione economica. Un sintomo generalizzato nelle nuove generazioni di cubani, è che non sanno quello che vogliono essere, perché non c'è motivazione, neanche si può parlare in Cuba di una generazione tecnologica, perché non ci sono mezzi per svilupparla. A questo bisogna sommare l'indottrinamento ideologico: la difesa all’eccesso di una Rivoluzione che esige dai giovani, gratitudine, ma che essi non capiscono ed ancora meno gli interessa. La realtà è una: esiste un divorzio totale tra le inquietudini dei giovani ed i principi della Rivoluzione Socialista.

 

 

D. Può descriverci una storia simbolica, importante su un fatto o una persona che l’ha colpita tra le tante, nelle sue diverse attività e di cui ha eventualmente parlato nel suo blog?

 

 

L.D. Ore 23 del 22 dicembre 2009, Ibrahim Alayo Meriño compare davanti al Tenente José García Brón, ufficiale interprete nell'unità poliziesca di Capri, in Arroyo Nanrajo Arancio, per firmare i verbali di detenzione.

È un giovane nero di 36 anni, è cosa normale che gli sia chiesta l’identificazione. La sua carta d'identità dice che è nativo di Città dell'Avana, ma è domiciliato nel Campamento numero 140, tra 20 e 22, a Santiago di Cuba. E’ inutile che Ibrahim cerchi di spiegare perché sta nella capitale. La legge lo dichiara illegale, e come tale, deve essere fermato e deportato al suo posto di residenza.

Così l'ordina il Decreto-legge 217 del 22 aprile 1997 che stabilisce le "Regolazioni Migratorie Interne per la Città di L'Avana". Detta disposizione proibisce ai cubani  proveniente di altri territori del paese di  risiedere, domiciliarsi o convivere nella capitale senza autorizzazione.

E’ inutile che la Costituzione della Repubblica, riconosca che i cubani possono domiciliarsi in qualunque zona o settore. Diritto che secondo il precetto, fu conquistato per la Rivoluzione, e se questa te lo dà, ha anche la facoltà di restringerlo. Anche la Costituzione riconosce la libertà ed inviolabilità personale di tutti quelli che risiedono nel territorio. Chiarisce che "nessuno può essere fermato se non nei casi, nella forma e con le garanzie che prescrivono le leggi."

Avere domicilio riconosciuto in una provincia che non sia la capitale e rimanere lì senza autorizzazione, non è prescritto nel Codice Penale come un delitto, tuttavia Ibrahim fu fermato e rinchiuso in una cella come "illegale" in a L’Avana. La sua storia sarebbe la più semplice da raccontare. Nessuno si immagina fino a dove possono arrivare i tentacoli di questa disposizione giuridica, ampiamente applicata per tutti da ognuno degli organi ed istituzioni dello Stato Cubano.

Le autorità, nell'applicazione del Decreto 217, arrivano all'estremo di multare per illegale, un cittadino che abbia la domiciliazione riconosciuta in un municipio capitalino, ma risieda in un altro. I centri lavorativi non stipulano contratti, le scuole non iscrivono e le farmacie non spediscono le medicine regolate per biglietto, se il cittadino, sia bambino o adulto, non ha la domiciliazione corrispondente. Gli organi di polizia, le Direzioni Municipali dell'Abitazione e gli Uffici del Registro di Direzioni, si incaricano di eseguire alla lettera la norma. Si è dato il caso di cittadini che sono stati multate varie volte per illegali, per ognuno di essi.

Tuttavia, la legge non si applica allo stesso modo a tutti. Il 99,9 percento dei membri degli organi polizieschi sono delle regioni orientali del paese. Il governo ad essi dà a loro la licenza per risiedere nella capitale, nonostante non abbiano una riconosciuta domiciliazione.  La storia di Ibrahim Alayo, è solo un esempio di cosa soffrono e subiscono ogni giorno i cubani in quest’isola. Da tredici anni è in vigore un decreto che violenta i diritti di 11 milioni di persone. Nessun tribunale o autorità osa dichiararlo incostituzionale. 

 

 

D. Che cosa vede nel futuro di Cuba e nel suo futuro personale?

 

 

L.D. Molta incertezza, fare previsioni sarebbe molto illusorio, il governo non è capace di impegnarsi seriamente, non c'è pertanto garanzia di progresso economico sociale ed ancora meno di avanzamento in materia di diritti umani. La situazione economica è sempre più precaria e la dissidenza non riesce a convincere la cittadinanza, perché non ha progetti futuri da mostrare, e neanche è riuscita a trasformarsi in un interlocutore valido per il governo. Il successo delle sue azioni dipende, in larga misura, da quanto riusciranno a muovere l'opinione pubblica mondiale, unica capace di esercitare una pressione tale da ottenere un gesto governativo. Il mio futuro è altrettanto incerto, domani, potrei continuare ad aggiornare il mio blog oppure scrivere i miei post da una prigione. Può accadere qualsiasi cosa.

 

 

Laritza Diversent, 29 anni, è avvocato e giornalista indipendente che ha seguito un percorso diverso per arrivare alla blogosfera. Laritza è una bella ragazza dalla pelle nera, proviene da una famiglia povera del quartiere El Calvario, uno dei più miseri dell’Avana, un posto dove il futuro di una ragazza graziosa è segnato come possibile jinetera. Laritza proviene da una famiglia marginale composta da disoccupati e alcolizzati. Suo padre, Claro Diversent, ex combattente sulla Sierra Maestra con Fidel Castro, abbandonò la madre e non si è mai occupato di sua figlia, salvo passare alla moglie 15 pesos mensili per il mantenimento. Laritza è riuscita a superare tante avversità e riuscì a rompere il circolo vizioso in cui il destino aveva condannato la sua famiglia. Nel 2007 si laureò in legge, per la gioia della madre che vedeva finalmente una professionista in famiglia. Nello stesso anno, Laritza cominciò a scrivere su tematiche giuridiche per diversi siti digitali al margine del controllo statale. Dal 2008 è vicepresidente di un’associazione giuridica che assiste gratuitamente le persone, ovviamente non riconosciuta dal governo. Ha fatto il suo ingresso nel mondo dei blogger il 28 gennaio 2009, quando si è messa a scrivere una sezione legale nel sito Desde La Habana, intitolata Las leyes de Laritza

(http://vocescubanas.com/desdelahabana/category/las-leyes-de-laritza/).

Amministra due blog interessanti: El Calvario (oggi sospeso) e quello dell’associazione in cui presta servizio. Vive in una casa di legno, pavimento in terra e senza servizi sanitari, dove scrive i suoi post dopo la mezzanotte, dopo essersi occupata del figlio e del marito.

 

 

I profili sono di Gordiano Lupi (http://www.infol.it/lupi)

 

 

Un Grazie speciale a Camilo Fuentes