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Il Grande Sud di Angelo M. D'Addesio. Attualità, cybercultura, politica e diritti nell'America Latina 2.0

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“Estate cubana”: Regina Coyula

Regina D. Lei ha lavorato per venti anni nel Ministero dell'interno cubano. Cosa l’ha convinta che la vera rivoluzione cubana non apparteneva oramai a Castro e che il modello politico ed economico non era quello esatto?

R.C. Il mio punto di rottura, di inflessione, qualsivoglia chiamarlo si produsse nel 1989. Seguivo con molto interesse i cambiamenti prodotti in Unione Sovietica, tutti i problemi che erano venuti alla luce, e vedevo molte similitudini con il processo cubano, per questo mi trasformai in una simpatizzante della perestroika e della glásnost e credetti necessario un cambiamento di rotta. Si tentò un'imitazione creola dal nome molto rimbombante: “rettifica di errori e tendenze negative”, ci fu una convocazione in cui i militanti del Partito, (l'unico che esiste legalmente, il comunista), si espressero con libertà e moltissimi militanti onesti esposero paure, critiche, preoccupazioni e perfino soluzioni. Di tutto ciò, a me che ero militante, rimase una sensazione di presa in giro, questa idea che lei deve conoscere, di cambiarlo tutto affinché niente cambi, ebbe allora un buon momento, non passò niente, o quasi niente. E ci fu qualcosa in più. Un fatto che commosse il paese ed io piansi ogni volta in cui trasmisero quell’evento in televisione. Il giudizio ad un Generale, Eroe della Repubblica di Cuba, un militare con un'impressionante carriera che, vicino ad altri militari delle Forze armate ed al Ministero dell'Interno, furono accusati di tradimento alla patria per vincoli col narcotraffico e sei di essi furono fucilati dopo di un processo pasticciato con una sentenza dettata in anticipo. Quella non era già la mia rivoluzione. Non fu facile. Mi turbava l'idea di tradire tutto quello che fino a lì avevo difeso, furono alcuni mesi dolorosi, molto intensi, è come nel novembre del 1989 sollecitai il mio licenziamento ed andai via per la mia casa dopo diciotto anni di vita militare. Rimasi ancora nel Partito fino al 1993.  La nascita di mio figlio in mezzo alla crisi economica che sopravvenne alla caduta del socialismo europeo, mi diede l'impulso che mi mancava.

D. A novembre ha iniziato a scrivere un suo blog personale perché ha notato che la sua opinione potesse essere non solo molto influente per i suoi amici e parenti ma per molta gente. È realmente così nonostante molti blog possono essere solo letti all'esterno?

R.C. E’un'ironia scrivere sul paese in cui vivo e che l'immensa maggioranza che mi legge, viva fuori di Cuba. Mi piacerebbe che all’interno si sapesse sempre di più che esiste un gruppo di cubani che vive a Cuba e che gestisce un diario, ognuno con il suo stile, nel suo quotidiano, perché ci sono molte persone che hanno molte cose dire ma si sentono afone. All’inizio feci una dichiarazione di intenzioni avente ad oggetto la mancanza di informazione. I nostri mezzi informativi sono progettati per dare le notizie convenienti con il punto di vista che interessa al governo. Quando si biasimano i grandi mezzi informativi mondiali, dolosamente si omette che in un mondo moderno, se non mi piace come Fox News o CNN mettono a fuoco una notizia, posso sempre cercare la BBC, la Deustche Welle, l’ANSA, o Prensa  Latina e lo stesso Granma e formare le mie opinioni. Ma ritornando alla sua domanda, le moderne tecnologie rendono possibili la diffusione di queste informazioni alternative. Il modo più poderoso di diffondere una notizia in modo “sotterraneo”, è quello di immettere la notizia nei canali ispanici di Miami. È impressionante come la gente conosce e passa l'informazione malgrado a Cuba sia illegale avere un pacchetto di televisione satellitari, o ancora come qualche parente o amico ti paghi il servizio dall’estero. E sì, mi piacerebbe influire, soprattutto nell'etica che deve accompagnare qualunque discussione sul futuro di Cuba, perché così siamo ancora nel passato.

D. Quanto è pesante sostenere un blog sia economicamente, sia nel vivere quotidiano di tutti i giorni, tra sospetti, controlli, minacce, blocchi?

R.C. Gestisco il blog per piacere, ma soprattutto per pura necessità, non ho condizioni per farlo, non ho telefono, non ho un indirizzo mail per laì posta elettronica in un contenitore nazionale. Nelle circostanze in cui mi sono collegata da un hotel, è accaduto perché mi hanno regalato le schede per la connessione e le schede sono molto care e sono fuori delle mie possibilità. Invio i post ad una persona che li invia ad un indirizzo di posta ed automaticamente sono pubblicate, una funzione di WordPress molto utile per me. Ed ogni quindici, venti o venticinque giorni, posso avere una connessione satellitare per due ore che si mantiene bene se il tempo è soleggiato e che ringrazio con tutto il mio cuore. C'è una barriera che non sono ancora in condizioni di saltare ed è quella di chiedere aiuto. Mi hanno proposto di inserire propaganda commerciale e ricevere qualche soldo in più per ciò, e ho declinato, benché non critichi chi lo faccia. Non ho voluto inquinare il blog che è tanto cubano con temi altrui, ma in realtà mi sono ritrovata con alcuni annunci commerciali nei commenti e ne ho cancellato alcuni, ma non tutti perché il tempo su internet è la cosa più preziosa. L'altra parte della domanda. Non mi interessa se mi controllano. Non sono una figura visibile, il mio blog è giovane e non sono un'attivista politica. Tuttavia, dove vivo mi hanno catalogata come dissidente legata alle Damas de Blanco, è folle, ma è così, o può essere una formula della polizia politica, per mettere in uno stesso sacco le persone critiche col governo per la comprensione (?) dei vicini che devono vedersela con le attività dei Comitati di Difesa (CDR). Non sono paranoica, alla fine scrivo quello che penso ed ho il mio nome, la mia foto ed il mio indirizzo sul blog. Sono rispettosa, benché abbia dichiarato chiaramente che il progetto del governo è fallito e non mi interessa. Credo in un dialogo di riconciliazione nazionale e che la Cuba del futuro dovrà essere quella repubblica aperta con tutti e per il bene di tutti cosa che ha tardato d’essere per più di un secolo.

D. Esiste un sospetto diffuso verso gli USA, nonostante l'arrivo di Obama alla presidenza. Pensa che dopo il socialismo Cuba sia pronta per il liberismo illuminato e per contatti ed influenze molti forti degli Usa?

R.C. Non comprendo molto bene la domanda e non so cosa sia il liberismo illuminato, ma credo che abbia a che vedere con le relazioni di Cuba con gli USA. Obama gode di una simpatia enorme a Cuba, e personalmente mi sembra che ambisca ad essere un gran presidente. Non credo che tutto accadrà come per la cattura di un uccello, bensì togliendo oggi un mattone, un altro domani. L'annessione è un tema molto palpato per la propaganda del governo, ma alla maggioranza dei cubani non interessa ed al governo nordamericano non gli interessa in assoluto. La Cuba post castrista dovrà implementare un corpo di leggi che favorisca gli investimenti e preservi la sovranità che incentivi il lavoro e la creatività. Nonostante i problemi sociali e l’abbondanza di professionisti che è andata via dal paese, contiamo su una forza lavorativa qualificata a cui sarà meno difficile adeguarsi alle nuove condizioni, alle nuove tecnologie, e rapidamente si inserirà nei modelli produttivi, soprattutto i più giovani. Il futuro è una lettera bianca. Ed i primi che torneranno saranno i cubani della diaspora che hanno avuto successo e desidereranno aiutare nella ricostruzione del paese, sembro utopica? 

D. Si sente molte volte parlare di molti capi di stato, del "Modello cubano" eccellente nella salute, nella scuola e della povertà causata per il sequestro, delle chiusure commerciali ed industriali. Che cosa pensa vista la sua esperienza?

R.C. L’Embargo ha reso le cose più difficili per Cuba, ma addossare solo ad essa la colpa delle difficoltà della nostra economia è una manipolazione. Deve essere abrogata così che i cubani vedano in quale misura l’Embargo era responsabile delle nostre difficoltà. Il ladrocinio dell'economia è stato deplorevole, non si è notato troppo quando esisteva la cortina socialista con le sovvenzioni milionarie che ci favorivano. Ma con la sua sparizione si è evidenzato il disastro. Il "Modello Cubano" ci fu quando Cuba fu mantenuta, e oggi, malgrado si facciano sforzi per preservare l'educazione e la salute, vengono fuori le deficienze accumulate ed entrambi i settori fanno acqua a velocità crescente. Inoltre, per alleggerire e darti un altro proverbio del modello cubano, “Una persona né passa la vita studiando né passa la vita malato".

D. Che cosa vedi nel futuro di Cuba nel breve termine e dopo Castro e nel suo futuro personale?

R.C. L'immobilismo comincia a dare segni. Impercettibili, timidi, ma un movimento finalizzato al cambiamento. Non vedo come, senza la presenza di dirigenti storici, per meglio dire, di Fidel, possa mantenersi l'attuale stato di cose. Chiunque approderà al governo, si vedrà nella necessità di rompere lo schema in cui ci siamo fossilizzati e di aprirsi. Il socialismo come lo conosciamo è risultato un fiasco, migliore mi sembra la socialdemocrazia perché il socialismo può essere migliore con la democrazia;  e non è perfetta, ma è perfettibile. Per lo slogan “socialismo per sempre”, basterebbe una votazione massiccia in stile totalitario come quella che si tenne 8 anni fa per includerlo nella Costituzione per vedere già, come i cubani, chiamati a pensare senza paura, se la tolgano di dosso. Quanto a me, mi vedo in quel momento, a criticare il governo, con la stessa consapevolezza cittadina di avere un vecchio blog, con un peso nell'opinione pubblica, a cui posso accedere dalla mia casa con una connessione ADSL. Sognare non costa niente.

 

Regina Coyula, nata nel 1956 a L'Avana, laureata in Storia. Tra il 1972 ed il 1989 ha lavorato nella Direzione di Contro-Intelligenza del Ministero dell'Interno, poi successivamente e clandestinamente, come autista, massaggiatrice, insegnante, artigiana e venditrice. Si definisce nel suo blog una pessima casalinga, nonostante sia sposata da venti anni con un figlio. Gestisce il blog "Mala Letra" (http://lamalaletra.wordpress.com/).