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Il Grande Sud di Angelo M. D'Addesio. Attualità, cybercultura, politica e diritti nell'America Latina 2.0

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Verso il Nobel: le chances letterarie dell’America Latina

In questi giorni il web vive la febbre del Nobel, soprattutto per quelli di maggiore impatto giornalistico (ma di minore impatto concreto sulla vita di tutti noi): il Nobel per la letteratura e quello per la pace. Riconoscimenti a cui non sembra così estraneo neppure il mondo latino, sia quello dei giornali che quello della rete che esplicitamente propone e supporta alcuni personaggi noti, dimenticandone forse altri di grande spessore ma poca visibilità. Sul premio nobel per la letteratura che sarà annunciato l’8 ottobre i nomi latini sono tanti, a partire dal più noto Mario Vargas Llosa scrittore peruviano che da molto tempo non propone grandi opere ed il cui riconoscimento sarebbe perlopiù ad honorem (il suo “Appuntamento a Londra” uscito nel 2009 seppure interessante ha raccolto pochi consensi rispetto al capolavoro “La Città dei cani”) per la sua letteratura impegnata e forte e per il suo impegno politico controcorrente. Eppure due su tutti sembrano essere realmente favoriti per il premio alla letteratura. Il primo è una certezza nel panorama della poesia latino-americana: Ernesto Cardenal, 85 anni, poeta e sacerdote nicaraguense, vicino al Nobel tante volte (più di tutte nel 2005 quando vinse il drammaturgo Harold Pinter) e candidato quest’anno dalla Sociedad General de Autores y Editores spagnola (che ha declinato candidature della propria terra) e da 150 poeti di 58 nazioni tra cui la sua conterranea Gioconda Belli. Un uomo che ha appoggiato la teologia della liberazione durante la vocazione sacerdotale, finendo al centro di una dura e diretta reprimenda di Giovanni Paolo II nella sua terra, reo di aver accettato la carica di Ministro della Cultura nel governo sandinista e poi finito “esiliato” dallo stesso Frente Sandinista di Ortega, accusato da lui di aver tradito la vera anima del sandinismo. Le sue poesie sono un invito al riscatto sociale ma anche intrisi di malinconia e di ancestrale ricerca delle più viscerali relazioni umane. Altro nome è quello di Ernesto Sabato, l’ultimo patriarca della letteratura argentina, per tutti erede di Borges, i suoi romanzi sono uno spaccato del totale disorientamento delle generazioni argentine durante la dittatura, un incubo vissuto come uomo e come artista trasportato nei suoi libri più noti (Il tunnel, Sopra eroi e tombe) e poi superato con il suo impegno nella commissione per il ritrovamento dei desaparecidos. Un gradino più giù, la candidatura molto presente sul web di Rodolfo Leiro, da molti argentini indicato come il maestro del sonetto, autore molto prolifico e semplice e Carlos Fuentes, scrittore prima, diplomatico poi, messicano, autore de “La morte di Artemio Cruz” e “Le relazioni lontane”, spaccati di personaggi in cerca d’autore, orfani di uno stato e di una morale, come sembra un po’ il Messico di questi giorni. Sarebbe un passaggio di testimone. L’ultimo Nobel per la letteratura latino-americano fu assegnato proprio ad uno scrittore messicano, Octavio Paz, nel lontano 1990.