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Il Grande Sud di Angelo M. D'Addesio. Attualità, cybercultura, politica e diritti nell'America Latina 2.0

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Nel Nobel per la pace che guarda ad Oriente, anche speranze latine

Lula-nobel_649115 E’ già noto da tempo a tutti i componenti della commissione di sua maestà di Norvegia ma si saprà soltanto oggi il successore di Obama sul trono del Nobel per la pace. Un premio, che ha assunto più il significato dell’aspettativa o del tentativo di cambiamento di intere generazioni di uomini che non quello della pace in senso stretto. Potrebbe prendere quasi sicuramente la strada dell’Estremo Oriente (Liu Xiaobo in rappresentanza di tutti i dissidenti cinesi) ma anche l’America Latina ha i suoi esempi di coraggio e di svolta, sebbene il premio a Vargas Llosa abbia già profili non solo letterari. Tante sono le proposte, molte provengono da Cuba, ma su tutte, tre sembrano le candidature credibili: Lula, Josè Raul Vera Lopez ed Internet. La candidatura del presidente brasiliano non ha comitati, né proposte ufficiali, ma si nutre di voci di stampa, di consensi politici e sociali e di fantasie immaginarie eppure facendo i conti Lula oggi può presentare otto anni i presidenza in cui è stato riconosciuto come un leader mondiale di spessore, capace di portare il Brasile fra le potenze mondiali, di tirare fuori dalla povertà 40 milioni di brasiliani, creando  future occasioni infrastrutturali ed occupazionali  per i Mondiali 2014 di calcio e Rio 2016, di aver avuto un ruolo importante in campo ambientale e nelle vicende in America Latina (le mediazioni in Honduras, gli aiuti ad Haiti). Josè Raul Vera Lopez è la sintesi perfetta e molto esclusiva dell’alto prelato che si sporca le mani, vescovo si Saltello nel violento e caldo confine tra Usa e Messico, in prima linea nella tutela dei diritti degli migranti ispanici, contro i cartelli del narcotraffico, critico feroce della corruzione politica ed anche delle posizioni clericali estreme. Ha ricevuto di recente il Premio Rafto 2010 e sono tanti a ricordare che chi ha ricevuto questo riconoscimento ha ottenuto anche il Nobel (da Aung San Suu Kyi a Shirin Ebadi e Josè Ramos Horta). Internet, candidatura promossa da Wired, è un modo per premiare l’immensa blogosfera dissidente che si è mobilitata nel mondo, particolarmente a Cuba (che ha fra i suoi candidati anche le Damas de Blanco, appoggiate da molti cubani, Oswaldo Payà e perfino quella inspiegabile di Fidel Castro), da Yoani Sanchez che ha appoggiato la campagna ai tanti blogger e rappresentanti dell’alternativa cubana, come Guillermo Farinas a Juan Juan Almeida fino al cardinale Jaime Ortega mediatore fra lo Stato ed i dissidenti cubani. Più difficili le proposte non ufficiali per le Madri di Plaza de Mayo, per Gustavo Moncayo il professore in marcia per la Colombia che quest’anno ha conosciuto la sua vittoria personale nella liberazione di suo figlio, e la candidatura ufficiale di Evo Morales, presidente indio. L’ultimo nobel latino fu a Rigoberta Menchu nel 1992 come riconoscimento per la lotta per i diritti dei popoli indigeni.