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Emiliano Guanella racconta “50 volte Diego”

50VOLTEDIEGO La vita di un mito vivente, un campione che ha fatto sognare e tremare il mondo, raccontata come in un documentario a tratti toccante, a tratti entusiasmante da chi lo ha seguito per dieci anni e che oggi racchiude tutto in un libro in occasione dei suoi 50 anni. Questo è “50 volte Diego” di Emiliano Guanella.

D. Hai iniziato il libro, partendo dall’ultima vicenda di Maradona, il fallimento al mondiale sudafricano e la sua amarezza. Parto anche io da un’ultima domanda classica: cosa dobbiamo aspettarci ancora da Maradona in futuro?

E.G. E’ difficile dirlo perché Maradona ci ha abituati a diverse sorprese nel corso di questi ultimi 10-20 anni. In questo momento Maradona è ovviamente deluso ed arrabbiato per l’esclusione come Ct dell’Argentina ed è alla ricerca di nuove sfide. C’era qualche timore, in Argentina, sul fatto che questa esclusione avrebbe potuto farlo sprofondare di nuovo in uno dei periodi bui che hanno caratterizzato la sua vita e che, come ho registrato a più fasi nel libro, sono poi sfociati in seri problemi di salute. Non è questo però il caso, perché Maradona vuole continuare a fare l’allenatore, è alla ricerca di una squadra, anche se in queste settimane non sono pervenute molte di offerte reali e concrete, a parte qualche indiscrezione che è poi si è rivelata in un nulla di fatto. Sicuramente ha voglia di nuove occasioni professionali nel mondo del pallone ma con Maradona non si può escludere nulla, dallo spettacolo allo sport, alle attività commerciali. Tutto può succedere, ma l’importante, per i suoi tifosi e per chi lo segue, è che stia bene.

D. Quanto Maradona è un attore protagonista istintivo, spontaneo, la cui immagine è frutto della sua vita e della sua genialità calcistica e quanto invece dipende da un mito che egli stesso ha saputo abilmente costruire ed alimentare?

E.G. Maradona incarna entrambe le cose, perché un mito diventa tale non solo per autocostruzione o per autoesposizione, ma perché le sue gesta vengono riprese a distanza di anni. E’ un mito per quello che ha fatto come calciatore ma anche per il suo carisma per il suo essere un personaggio in tutti i sensi. Maradona è forse l’unico grande campione che non sarà mai un ex, perché la sua storia quotidiana si rinnova in ogni momento, alternando episodi positivi a negativi e la dimostrazione più lampante di questa cosa l’abbiamo notata ai mondiali in Sudafrica, dove è stato l’unico grande protagonista senza essere un calciatore e paradossalmente, siccome a volte i grandi miti sono aiutati anche dalla fortuna, la centralità di Maradona nel Mondiale è stata accentuata dal contempoeraneo fallimento di grandi stelle come Cristiano Ronaldo e Messi, e sempre al Mondiale, lui ha dato  sfoggio, pur nella sconfitta, della sua versatilità, della sua vena polemica nelle interviste ed ancora una volta ed in un evento così importante come il Mondiale, il mondo del giornalismo sportivo  e tutto il pubblico più popolare si sono rincontrati con Maradona e questa è una caratteristica singolare se si pensa che da sedici anni Maradona non è più un calciatore. 

D. Maradona ed il legame con l’Argentina. In questi giorni l’Argentina ha perso un altro punto di riferimento in Nestor Kirchner ed ora si ritrova ad avere proprio come Maradona come simbolo ed esempio del proprio paese. Anche questo è frutto del mito Maradona o di ciò che realmente hanno significato per queste persone la sua vita e la sua carriera?

E.G. Credo che in Argentina ma anche in Italia, che è la seconda patria di Maradona, egli sia considerato ormai sicuramente un esempio come calciatore e non per le sue vicende private, come lo è per la sua genialità ma non per la costanza, e quindi per quello che ha fatto in campo e per essersi sempre messo a disposizione della squadra per cui giocava e di aver anzi sempre collaborato tantissimo nel gioco con i suoi compagni, che lo confermano, tra cui quelli con cui ho avuto l’occasione di dialogare come Bruno Giordano e Beppe Bruscolotti, il capitano che consegnò la sua fascia proprio a Maradona, chiedendogli in cambio successi immediati perché lui era ormai alla fine della carriera e Diego lo accontentò, portando il Napoli al suo primo scudetto. Quanto alla sua vita, Maradona è un esempio se si guarda alla sua lunga storia ma anche è vero che il sentire comune dell’Argentina come di Napoli vede chiaramente Maradona come un esempio da non seguire per il suo lato negativo legato ai tanti anni di tossicodipendenza ed allo stesso tempo proprio lui ha sempre affermato che il suo non è un cammino da imitare, perché gli ha fatto perdere il contatto con le sue figlie, i momenti della loro infanzia e della loro adolescenza, che solo adesso, che sono donne, ha potuto recuperare. Penso personalmente che sia sbagliato trovare esempi nel mondo del Calcio, perché gli esempi vanno cercati in altri campi, dove le decisioni dei personaggi pubblici hanno ripercussioni immediate nelle scelte della vita quotidiana di ognuno. Nel caso di un calciatore siamo sempre noi a volergli dare una funzione esemplare ma in realtà il calciatore si limita a fare il proprio lavoro, che è bellissimo, dove riceve tanti soldi e sicuramente è felice per ciò che fa ed in questo senso Maradona è sicuramente un esempio, perché ha dato tutto per il Calcio ed infatti egli stesso, nella sua partita d’addio ha dichiarato:”I miei sbagli non possono macchiare il pallone e non possono sporcare questo sport”, uno sport bellissimo, popolare, povero, che è uno straordinario veicolo di coesione fra tanti paesi, continenti e persone.

D. Nel tuo libro che è un documentario che esamina come in spezzoni di un film, la vita di Maradona, il tratto caratterizzante che sembra risaltare è la sua solitudine ed anche una certa malinconia che fa da filo conduttore come se emergesse l’immagine di un uomo sempre circondato da tanta gente, ma alla fine solo contro il sistema, gli amici sportivi, le sue difficoltà umane.

E.G. Non so se ci sia malinconia, ma c’è sicuramente la solitudine di una persona che sa di dover lottare sempre nella vita in un mondo diviso fra amici e nemici. Lo spiego nel capitolo dove parlo di Villa Fiorito, il quartiere dove Maradona è nato, che è un quartiere di frontiera, caratterizzato da emarginazione, povertà e violenza e che è rimasto sostanzialmente uguale nonostante sia passato mezzo secolo da quella sera di primavera della fine d’ottobre del 1960 quando è nato Diego. Credo che Maradona abbia avuto sempre in sé questa dimensione esasperata che lo porta a commettere tanti sbagli ed a pensare che le persone che stanno intorno siano con lui o contro di lui e che quindi debba dare tutto ai suoi migliori amici che lottano contro quelli che reputa i suoi nemici. Ciò è accaduto come calciatore sia nell’Argentina che nel Napoli, dove Maradona ha sempre arringato i suoi compagni con veri e propri proclami di battaglia, pur nel pieno rispetto dell’avversario sul campo. E’ accaduto prima di quella famosa Argentina-Inghilterra della “Mano de Dios” ma anche del gol più bello di sempre, che si disputò a cavallo della guerra delle Falklands e dove fu sempre Maradona a spingere i suoi ad ottenere un successo che andava ben al di là della semplice sfida sportiva. E’ accaduto a Napoli con le tantissime polemiche quando la sua squadra del Sud povero affrontava le squadre potenti del Nord. Maradona non è una persona sola ma a volte vive una solitudine interiore, che è tipica di chi cerca sempre delle sfide, delle battaglie ma credo che questa sia però è l’essenza stessa del personaggio senza essere psicologi facili, c’è una bellissima frase che lo testimonia: “la rabbia è la mia benzina migliore (la bronca es el mejor combustible)…la benzina con cui alimento il mio corpo e la mia vita”, una vita sempre in lotta, a volte stancante e demoralizzante perché, come è capitato agli ultimi Mondiali, Maradona si è sentito tradito dai suoi amici, come il presidente della Federcalcio Grondona, l’ex allenatore Bilardo che a suo avviso gli hanno organizzato un’imboscata per cacciarlo dalla panchina dell’Argentina cui teneva tanto.

D. In questi 50 anni di Maradona esaminati nel tuo libro ed alla luce del tuo interessamento costante in questi dieci anni, qual è il momento che ti ha colpito maggiormente del campione argentino?

E.G. Ci sono tanti capitoli dedicati alle sue vicende ma se dovessi sceglierne qualcuno, sicuramente opterei sono quello che riguarda il periodo in cui era Maradona è stato ricoverato in ospedale ed io fuori dalla clinica ho potuto seguire la veglia non solo dei giornalisti ma soprattutto di tanti tifosi che temevano per la sua vita e non si trattava in quell’occasione di un risultato sportivo ma di vedere se Maradona sarebbe sopravvissuto. Un altro momento toccante è stato l’addio alla Bombonera nel 2001, seppur tardivo, perché Maradona era già un ex calciatore ed il fisico lo aveva già tradito, era grasso, impacciato, aveva ancora problemi di droga, però c’era un mondo intero lì a salutarlo e a dargli il giusto tributo. E poi ci sono tante piccole perle con la nazionale argentina, fino a quel famoso “Que la sigan mamando”, ma i primi che ho citato sono stati sicuramente i più momenti più importanti.

D. Una domanda da italiano sul legame fra Maradona e Napoli. Ci potrà mai essere in futuro un rinnovo di quell’amore che ha legato questa città al campione anche sul piano pratico e quale effetto potrebbe avere in una città come Napoli.

E.G. Sarebbe bello pensare di sì ma c’è il grosso scoglio del fisco italiano. Maradona è un uomo libero, può circolare in Italia, può dire ciò che vuole e pensa ma non può percepire nessun tipo di compenso, anzi, gli sono già stati requisiti i suoi orecchini, i suoi orologi ed altro ancora. E’ difficile pensare che torni se non si risolverà questa situazione e mi auguro che possa frlo al più presto anche perché il ritorno di Maradona a Napoli dovrebbe coincidere con un suo impegno a Napoli, un lavoro, magari come allenatore che è però ugualmente molto difficile, anche perché il Napoli sta andando molto bene in queste settimane, o comunque come showman, testimonial che però, in quanto attività commerciali, sono oggi proibite a Maradona ed infatti è saltata anche la festa per i 50 anni che si voleva organizzare al S. Paolo e che sarebbe stata una festa bellissima. Tuttavia c’è qualche milione di euro di debiti che il fisco chiede a Maradona ed è paradossale che lo si chieda solo a lui e non si dica nulla di Ferlaino che era il presidente di quell’epoca che avrebbe dovuto versare quei contributi e non li ha mai versati.

D. Hai promosso il tuo libro esclusivamente su internet perché hai detto che così è sempre possibile aggiornarlo ed aggiungervi qualcosa di nuovo. Qual è la domanda che faresti oggi a Maradona e che quindi aggiungeresti con la relativa risposta?

E.G. C’è un interrogativo che mi porto dietro da molto tempo e riguarda Diego e la politica ovvero se un giorno mai Maradona decidesse di intervenire in politica. Io personalmente spero che non prenda mai questa strada e lui stesso ha ammesso di non apprezzare i politici, di non amare la forma ipocrita di vivere, di concepire le relazioni umane, tipica dei politici, ha sì appoggiato presidenti e politici ma non si è mai schierato in prima persona come candidato. E’ logico che un nome come Maradona in una lista in Argentina varrebbe da solo più di un milione di voti. Oggi Maradona mi risponderebbe di no su una sua candidatura diretta, ma mi interrogo ancora in chiave futura.

Emiliano Guanella, giornalista italiano, di stanza a Buenos Aires. Collabora ed ha collaborato con la TSI (Televisione Svizzera-Italiana), La Stampa, Radio 24 e Rai-Tv. Ha scritto “50 volte Diego”, libro lanciato ed in vendita con una casa editrice esclusivamente su internet su Ilmiolibro.it