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Il Grande Sud di Angelo M. D'Addesio. Attualità, cybercultura, politica e diritti nell'America Latina 2.0

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Inarritu e Bardem: due latini alla conquista di Hollywood

Biutiful La corsa tutta  latina all’Oscar iniziata con la Palma d’oro a Javier Bardem e la vittoria del Golden Globe  di “Biutiful” si concluderà definitivamente il prossimo 27 febbraio al Kodak Theatre, quando si saprà se Alejandro Gonzalez Iñarritu riuscirà nella sua definitiva consacrazione, raccogliendo il testimone del vincitore dello scorso anno “El Secreto de sus ojos”, sebbene il precedente riconoscimento latinoamericano del 2010 potrebbe spingere l’Academy ad optare per altri continenti e tradizioni cinematografiche e sarebbe l’ottava delusione messicana nell’Olimpo di Hollywood, la seconda per l’affermato regista. Biutiful (il titolo scatisce come in tutte le pellicole di Iñarritu da un piccolo particolare che però raccoglie il significato della vicenda) è un film che merita, perché è un tormentato viaggio nell’anima, un susseguirsi di cadute e rialzi, con la sensazione di un fallimento interiore, come uomo, come padre, come marito che coinvolge il personaggo, Uxbal. Non ci sono incroci di destini come in 21 Grammi o in Babel, ma il percorso di un uomo solo in una realtà fatta di espedienti illegali, di legami familiari instabili e deboli, di una metropoli come Barcelona descritta nel suo più crudo ed inusuale scenario di immigrazione, sfruttamento, prostituzione, caos, corruzione. Eppure nel grande e vorticoso disordine di una vita, arriva il momento di fare ordine, di mettere le cose al loro posto e di trovare finalmente la pace. Ed è bellissimo per questo il riferimento alle foto, ai ricordi, a qualcosa da lasciare agli altri e qualcos’altro da ritrovare per sé stessi. Iñarritu e Bardem, il primo con una regia essenziale ma ricca di suggestioni ed il secondo, non più solo sex-simbol ma finalmente protagonista profondo ed espressivo (nel 2008 vinse come attore non protagonista per Non è un paese per vecchi) inseguono un meritato successo. Il primo dovrà vedersela soprattutto con il canadese “La donna che canta” film che unisce dramma familiare a storia attualissima e con l’algerino “Outside the Law”, mentre, da Jeff Bridges a Colin Firth, gli avversari del secondo sono praticamente tutti i cinque candidati. L’ultimo pezzo di onore latino spetta agli artigiani del cinema fra cui ci sarà ancora una volta un’italiana, Antonella Cannarozzi, per i costumi di “Io sono l’amore”.