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Il Grande Sud di Angelo M. D'Addesio. Attualità, cybercultura, politica e diritti nell'America Latina 2.0

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Obama-Dilma, il giorno dopo

Il “day after” del viaggio in Obama in Brasile tra sorrisi, convenevoli e discorsi con abile oratoria che hanno incantato le folle brasiliane dal Theatro Municipal al barrio di Cidade de Dios fino alla visita al Cristo Redentor, apre già il sipario sui bilanci, svelando il clima realmente molto ufficiale del primo “vertice alla pari” fra i due paesi, dove il Brasile ha imposto per la prima volta le sue condizioni al gigante nordamericano. Gli Usa vogliono riprendersi le quote di mercato perse in America Latina e quale migliore occasione della nuova presidenza del Brasile, sicuramente più centrista di quella di Lula, del milionario partner cileno e della vecchia conoscenza salvadoregna per iniziare un nuovo ciclo. La prima esplicita richiesta ha riguardato l’ingresso del Brasile nel Consiglio di Sicurezza con un seggio permanente, un tema abbastanza controverso che coinvolge da tempo molti paesi, cui gli Usa hanno risposto con un impegno in chiave futura che dovrebbe concretizzarsi nella “Lega delle Democrazie” (paradossalmente un’idea dell’avversario repubblicano McCain) che comprenderebbe anche India, Indonesia, Australia, Germania. Gli Usa hanno altresì garantito, attraverso Eximbank, 1000 milioni di dollari di credito (in aggiunta ai 2000 milioni già liberati per la compartecipazione alle esplorazioni petrolifere di Petrobras) per gli investimenti nei Mondiali di Calcio del 2014 e le Olimpiadi di Rio del 2016. A che costo, si chiedono ora in Brasile? E’ ovvio che l’amicizia americana presuppone una revisione nei rapporti con il BRIC. Al di là dell’astensione nell’ultima risoluzione sulla crisi libica (che non a caso è stata esternata proprio da India, Cina e Russia oltre al Brasile), gli Usa pretenderanno cautela nei futuri rapporti con Turchia ed Iran sul programma nucleare e sicuramente vigileranno sui futuri incontri di Dilma in Cina il prossimo aprile in attesa dello scambio di vertice Brasile-Usa già programmato a settembre. In un periodo in cui si galleggia sul si o no al nucleare è sempre l’oro nero a farla da padrone e gli Usa sono molto indietro, laddove la Cina, attraverso Sinopec ed il grande partner spagnolo Repsol già agiscono da tempo e con molti vantaggi ovvero nella Cuenca de Santos, dove già sono attive le estrazioni su molti siti, in attesa di perfezionare le operazioni sull’enorme giacimento sottomarino scoperto nel 2007 nella Cuenca de Santos al largo di Rio, che prevede una produzione fra gli 8mila ed i 15mila barili. Nell’agenda naturalmente è stata inserita anche l’eliminazione da parte degli Usa della barriere commerciali nord-sud per l’esportazione di biocombustibili, (leggi etanolo, nella cui produzione il Brasile è secondo solo al Giappone) e di prodotti agricoli, tabacco e carne bovina che fa presagire una svolta meno socialista e molto più liberista di Dilma. Obama vola in Cile per incassare il grazie per gli aiuti post-terremoto e per la liberazione dei 33 mineros ed aprire nuovi orizzonti nel mercato minerario. Usa-Brasile 1-1, almeno per ora.