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Il Grande Sud di Angelo M. D'Addesio. Attualità, cybercultura, politica e diritti nell'America Latina 2.0

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Addio a Sabato: genio inquieto del XX secolo argentino

Ed anche l’ultimo grande della letteratura argentina se ne è andato. Questa domenica l’Argentina ha salutato Ernesto Sabato, scrittore, premio Cervantes nel 1984 ma anche grande promotore della commissione nazionale sui desaparecidos della dittatura di fine anni Ottanta, voluta con il presidente Alfonsin. E’ morto proprio nel fine settimana in cui Buenos Aires con la sua Fiera del Libro si apprestava ad iniziare le celebrazioni per il centenario della sua nascita, che sarebbe caduto il 24 giugno prossimo. Nell’ambito dei festeggiamenti era prevista anche il suo capolavoro e romanzo d’esordio, “Il Tunnel”. Nato in Argentina da genitori italiani emigrati da Paola (origini di cui si disse orgoglioso ottenendo la cittadinanza italiana e la medaglia d’oro alla cultura nel 1999), si laureò in Fisica nel 1939 e nel frattempo abbracciò la militanza politica marxista, sostenendo i movimenti insurrezionali contro le dittature argentine della Decada Infame ed anche contro il Fascismo in Europa, ma durante un viaggio a Mosca riesaminò in chiave critica lo stalinismo e deviò a Parigi. Fu l’inizio della seconda vita di Sabato, caratterizzata da una grande crisi esistenziale e dal suo exploit culturale, un viaggio in sé stesso dove lo scrittore si immedesima nei sentimenti profondi ma repressi, nella solitudine e nella malinconia di un pittore (che fu, oltre alla sua carriera da scrittore), un’opera tragica che lo espose al mondo come un grande insieme con Borges e Cortazar. Nonostante altre opere geniali (“Sopra eroi e tombe” “Dell’Angelo nell’abisso”), il Nobel che pure molti immaginavano arrivasse lo scorso anno, non giunse mai, destino già toccato proprio a Borges. Sul piano politico suscitò scandalo il suo appoggio alla dittatura militare ed il pranzo con il generale Videla, giustificati con l’augurio che finisse la precedente stagione di disordine e disastro economico, ma già nel 1978 non mancò di denunciare la repressione culturale e popolare, culminata con la grande denuncia nel 1983 anno nel dossier completo sui reati della dittatura. Rimase comunque inviso a gran parte del mondo intellettuale ma non alla gente comune che sempre gli fu grata per il suo grande contributo ai processi contro i generali della Junta e sulla ricerca degli scomparsi. E’ stato ricordato come avrebbe voluto: con un austera cerimonia al Jardin de la Paz di Pillar, dopo la veglia al Club Defensores de Santos Lugares ed un breve corteo nel barrio omonimo…”qua dove la gente comune possa accompagnarmi in questo viale finale”.