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Il Grande Sud di Angelo M. D'Addesio. Attualità, cybercultura, politica e diritti nell'America Latina 2.0

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Vince Humala ma è già panico economico

Sono tanti e molto particolari i segnali che indicano in che proporzioni il Perù si sia cacciato in una trappola non solo elettorale lo scorso 10 aprile e che questa domenica ha risolto solo uno dei rebus, quello sul nome del suo futuro presidente. Il ballottaggio più teso ed incerto degli ultimi anni nel paese andino si è chiuso solo nella mattinata di ieri, dopo un testa a testa ed i tardivi riconoscimenti reciproci dei candidati, con la vittoria del nazionalista di sinistra Ollanta Humala con il 51,3% dei votanti contro il 48,7% di Keiko Fujimori, figlia (e per molti, fantoccio) di Alberto, ex presidente-padrone del paese dal 1990 al 2000, oggi condannato per corruzione e violazione dei diritti umani. Subito dopo la vittoria Humala, appoggiato a malincuore dal Premio Nobel Vargas Llosa contro il ritorno del fujimorismo e sostenuto solo da Alejandro Toledo, fra tutti i candidati al primo turno, non ha potuto solo festeggiare ma…tranquillizzare. Nessuna rivoluzione bolivariana in Perù, nessuna chiusura delle frontiere agli investitori stranieri, ma governo di concertazione nazionale, un ministro dell’economia tecnico scelto fuori del suo partito, tra Kurt Burneo di Perù Posible e Carlos Herrera Descalzi ex ministro dell’energia. Nel nuovo governo potrebbero esserci anche altri nomi di chiara esperienza ed equilibrio come Oscar Dancourt ex numero uno della Banca del Perù, Oswaldo de Rivero diplomatico ed ambasciatore in diversi paesi. Eppure il primo segnale di cui parlavamo all’inizio si è materializzato all’indomani dei risultati: la borsa peruviana ha fatto registrare un secco – 12,5% e Pedro Pablo Kuczynski altro candidato al primo turno che aveva appoggiato Keiko con la nascosta promessa di una poltrona al ministero dell’economia, ha invitato Humala ad indicare subito i suoi ministri ed il suo piano di governo per evitare emergenze e preoccupazioni. Un clima tutt’altro che festoso per l’ex comandante dell’esercito ed i suoi vice Omar Chelade e Marisol Espinoza. E la notizia che Alberto Fujimori sarà spostato in un carcere comune da quello speciale dove sconta attualmente la sua pena non ha aiutato a rasserenare gli animi. Il Perù, oggi e dei prossimi cinque anni si presenta come un paese spaccato, dove il 16% degli elettori ha disertato le urne e dove i moderati sono minoranza nel Congresso ma che non può fare a meno né degli investimenti cinesi ed americani che hanno favorito la crescita economica del paese tra il 6% ed il 7% annui, né di una giusta redistribuzione della ricchezza (la povertà coinvolge il 40% della popolazione).