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Il Grande Sud di Angelo M. D'Addesio. Attualità, cybercultura, politica e diritti nell'America Latina 2.0

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Intervista ad Oswaldo Payà

Oswaldo Paya “Basta con le dottrine, vogliamo diritti ed elezioni”. A colloquio con Oswaldo Payà, attivista politico cubano, premio Sakharov per i diritti umani nel 2002 e candidato al Nobel per la pace, che ci parla dei suoi progetti e del tentativo di anestetizzare Cuba con aperture di facciata.  

D. Dopo la rivoluzione del popolo in Egitto e Tunisia molti hanno messo gli occhi su Cuba. Pensa che potrà nascere anche a Cuba un movimento tanto vasto nelle piazze, nelle città, come è già presente nelle reti sociali?

O.P.: Credo che il Governo abbia paura ed infatti ha schierato tutti i suoi meccanismi di propaganda e di repressione. Sicuramente i mezzi di stampa ed i portavoce ufficiali dentro e fuori Cuba non nascondono la loro simpatia per Gheddafi e l’oligarchia mafiosa siriana, tacciono i loro crimini e chiamano destabilizzatori i cittadini che protestano. Credo che specialmente si sbaglino quelli che vogliono forzare le cose a Cuba, cavalcandole artificialmente sul linguaggio dei blogs e delle reti sociali. A Cuba esistono solo pochi blogs ed i cittadini né li posseggono né li vedono e la stessa cosa accade con le reti sociali. Ma quello che esiste è un immenso desiderio di cambiamento ed il paese troverà la sua strada, lo farà alla sua maniera, ma lo farà. Stiamo spingendo La Hoja de Ruta Todos Cubanos (http://www.oswaldopaya.org/es/hoja-de-ruta-para-el-cambio/), portandola porta a porta ai cittadini. È un percorso di cambiamento pacifico dove la linea direttrice è il richiamo ai diritti civili e politici ed alle elezioni libere per i cubani. Sé c’è un'alternativa possibile, è questa. Ciò che accade è che i mezzi di comunicazione, quasi tutti stranieri, sia quelli che sono a favore che quelli che dicono di essere avversari del regime, tacciono questa alternativa. Questo crea una falsa idea di vuoto, ma non c'è vuoto, esiste un’alternativa pacifica e democratica ed è quella della Hoja de Ruta.

 

D. Perché la popolazione e le molte fazioni politiche cubane sembrano cristallizzate e spaventate e sono sempre molti i dissidenti vecchi e giovani che preferiscono la strada della fuga più che il tentativo di cambiamento interno?

 

O.P.:Nella Germania nazista, nell’Iraq di Saddam Hussein, nella Russia di Brezniev e da poco nella Libia di Gheddafi ed ancora in Corea del Nord e non solo a Cuba, sembra altrettanto che ci sia stata o ci sia fissità. Questo è il comunismo, una cultura della paura, della bugia sostenuta dal terrore. Ciò che caratterizza il caso di Cuba è una complicità internazionale ed una superficialità insultante contro il nostro paese. Noi non scegliemmo mai il comunismo e non scegliemmo mai di vivere senza libertà. Molti dissidenti scelgono il cammino dell’esilio, alcuni scelgono la strada della dissidenza per riuscire ad emigrare, ed è penoso, altri veri oppositori vedono nell’esilio l’unica via d’uscita alla situazione di persecuzione verso le proprie famiglie. Ma non solo dissidenti, anche dirigenti comunisti, artisti, sportivi, religiosi, militari scappano da Cuba e se potessero lo farebbero milioni di cubani. Tutti lo sanno. Perché dal carcere si scappa. In Russia c’era la cortina di ferro, a Cuba, il muro è fatto di spine. Io non vado via e proseguirò nella mia lotta a Cuba finché vivrò, adesso e dopo, ma rispetto e comprendo quelli che vanno via e che lo fanno con immenso dolore.

 

D. Qual’è il suo pensiero sulle recenti e morbide aperture dei Castro nelle comunicazioni e nell'economia? È il principio di un cambiamento o solo un tentativo di conservare il potere ed amministrare la crisi sociale ed economica?

 

O.P.: Li considero come se dentro la prigione si aprisse un piccolo mercato gestito dai carcerieri. Non hanno accennato ai diritti, ma solo a misure per sostenere il regime che ha portato al paese alla rovina per la sua inefficacia ed ha esteso la povertà ad una grande moltitudine di persone. Il cambiamento vero consiste nei diritti ed è ciò che chiediamo. Spero che tutti i cubani appoggino la nostra proposta che si basa su trasformazioni giuste e democratiche. I palliativi del regime, affiancati alla repressione, aumentano solo disuguaglianza e tensioni.

 

D. Cuba e le relazioni controverse con gli USA. Molti cubani rifiutano Castro ma contestano anche l’embargo americano. Qual’è la sua opinione sulla politica americana e sull'arrivo di Obama alla presidenza?

 

E’ un vecchio tema che è parte della dietrologia del regime totalitario. Sembra che si appoggino reciprocamente come in una riproduzione negativa. La politica americana non determina la mancanza di libertà a Cuba ma fornisce pretesti all’oligarchia che mantiene il totalitarismo per avere tutto il potere per tutto il tempo con tutti i privilegi. D’altro canto l’embargo non è un fattore di cambiamento e pregiudica solo il paese, avvantaggiando il regime. Non siamo d’accordo che gli europei, i nordamericani ed altri stranieri possano avere imprese a Cuba mentre i cubani no. La nostra linea è chiara:  “abbiamo diritto ai diritti” perché siamo essere umani con o senza l’embargo ed il regime nega questi diritti. La nostra speranza è nella determinazione del popolo cubano affinché conquisti le sue cose autonomamente e non in quello che può fare Obama o qualsiasi altro governante straniero.

D. Quali sono le caratteristiche positive della sua esperienza politica nell'isola e le iniziative ed i programmi che preparerà in quest’anno?

 

O.P.: Io credo che ci siano molte cose che il popolo cubano potrebbe migliorare pur conservandole  perché ad esempio la salute pubblica e gratuita è un servizio che il paese ottiene con il proprio impegno, benché il governo presenti la cosa come una donazione di Fidel Castro e della rivoluzione. Ma né io né lei né nessuno deve parlare al posto dei cubani. Nessun paese rinuncia alla libertà per altri beni perché la mancanza di libertà, come è accaduto a Cuba, porta solo sofferenza e povertà per la maggioranza della popolazione. Il Progetto Varela e la nostra Hoja de Ruta Todos Cubanos (http://www.oswaldopaya.org/es/hoja-de-ruta-para-el-cambio/) è radicale sì ma pacifica e chiede diritti per il paese, il vero esercizio della sovranità in elezioni libere, che si dia voce al popolo cubano in un plebiscito, finisca questa speculazione e si restituisca al paese ciò che appartiene al paese:  la sua autodeterminazione, la sua poesia e la sua sovranità.

D. Quali sono i tre punti fondamentali che devono ripartire ai cubani e specialmente le giovani generazioni di Cuba e quali sono le sue aspettative nell’immediato futuro?

O.P. I giovani meritano di vivere il proprio tempo come giovani liberi, ma questo regime ha confiscato la loro vita come ha fatto con noi, non più giovani, e con i nostri antenati ed è per questo che esiste questo nostro movimento di liberazione di ispirazione cristiana senza violenza e senza odio. Perché questo regime non è solo una dittatura politica ed economica, ma è un meccanismo di potere che si appropria della vita privata delle persone;  pertanto rispondo molto succintamente alla sua domanda sui tre punti fondamentali:  1.Libertà, 2. Libertà 3. Libertà. Le rispondo però alla seconda parte della sua domanda. Le aspettative e gli scenari sono preoccupanti: il regime chiude le porte del futuro alla nuova generazione ed ha come unico piano, mantenere il potere totalitario nelle mani di un gruppo di militari e stiamo già vedendo che è in moto una successione dove Cuba sarà ereditata come una proprietà privata per famiglie ed altri beneficiati dal potere. Si affaccia anche un’altra possibilità ovvero che Cuba sia sottomessa sotto il controllo di un “regime stabile” ma senza una società libera. Credo che questa “stabilità” sia quella che accettano o magari preferiscano la gran parte delle potenze mondiali, mentre recitano “la loro parte", ma patrocinando la continuità del regime con alcuni cambiamenti di facciata, pensando ad una specie di trappola cinese per Cuba. Questa trappola, appoggiati da chi mira al petrolio e ad altre risorse nella nostra terra e nelle nostre coste, che vorrebbe conciliare la stabilità con l’oppressione è, invece, altamente instabile e sicuramente provocherà molti conflitti a Cuba. E’ ora di smetterla con le dottrine della sottomissione e con le manovre sotterranee. Perché non i diritti? Perché non un processo dove si dia ai cubani la libertà di espressione e di associazione? Così si può realizzare un dialogo nazionale. E ripeto con elezioni libere che è la condizione necessaria affinché il paese eserciti la sua sovranità. Tutto questo è possibile è giacché lei parla di aspettative, io parlerei di determinazione che significa speranza. Cuba può rinascere e rinascerà costruendo una società più umana, libera riconciliata, giusta ed in pace.