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Il Grande Sud di Angelo M. D'Addesio. Attualità, cybercultura, politica e diritti nell'America Latina 2.0

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Ciao Matteo

Sabato sera è scomparso in un tragico incidente Matteo Dean, triestino catapultatosi nel caldo (in tutti i sensi) universo messicano, era uno dei tanti spiriti indipendenti (come egli stesso amava definirsi con modestia) ed intraprendenti della famiglia di reporter da e sull’America Latina ed uno dei pochi italiani a collaborare per testate estere, fra cui il famoso quotidiano messicano La Jornada. Non finivano qui le sue attività dall’insegnamento di lingua e cultura italiana alle ricerche lavorative e sindacali. Voglio ricordarlo qui con una delle tante corrispondenze che mi fornì con disponibilità e scrupolosità e dettagli inediti sul Virus H1N1, forse non così rilevante, visto che i suoi temi centrali erano i diritti, l’immigrazione, la pace (gli ultimi scritti segnalatimi via mail della Carovana per la Pace nelle zone tormentate di Cuernavaca nel Morelos e Ciudad Juarez.

Intervista con Matteo Dean "Il Messico, la politica e l'epidemia" – 30 aprile 2009

D. Innanzitutto com’è la situazione in Messico, alla luce anche dei ridimensionamenti delle vittime in queste ore?

 

DEAN: La situazione si è un po’ attenuata, ma non tanto per i ridimensionamenti dell’OMS ma per abitudine alla situazione attuale e questo significa che la gente ha ricominciato a frequentare la città, ad andare al lavoro, i parchi pubblici sono tornati a riempirsi. E questo è un segnale di grande responsabilità e senso civico da parte della popolazione che sta reagendo con più tranquillità e prendendo le dovute contromisure raccomandante dal governo, anche se non sempre azzeccate, ma non è importante questo, ciò che conta è che non facciano male e che i cittadini stiano rispondendo.

 

D. C’è ancora ressa negli ospedali e nei supermercati dove l’afflusso massiccio di gente è attirato dalla necessità di un controllo o di fare scorta alimentare?

 DEAN: Negli ospedali c’è meno folla, anche perché oggi gli ospedali, soprattutto il più grande ospedale in Città del Messico specializzato in patologie respiratorie non sta ricevendo più nessuno e dall’altra parte nei supermercati continua la ressa, ma non tanto per la grande scorta in prospettiva di future clausure casalinghe, ma perché un’ordinanza del governo locale ha stabilito la chiusura di 32mila ristoranti e qui a Città del Messico, il cittadino medio pranza quasi sempre fuori e quindi ora la gente deve adeguarsi e tornare a mangiare a casa.

 

D. Su RaiNews24, come sul blog, ha parlato di ritardi del governo nel fronteggiare l’epidemia, nonostante ci fossero già da molto tempo per epidemie più banali. Quali responsabilità sono riscontrabili?

 

DEAN: E’ importante affermare che purtroppo il governo messicano ha reagito parecchio tardi, sia perché l’epidemia era ampiamente prevedibile ed era stata anche prevista dal governo messicano nel 2006 che è un progetto di prevenzione in risposta ad un’eventuale epidemia influenzale che è stato sottoscritto da Messico, Usa e Canada, in cui si diceva che è inevitabile un’epidemia nel continente americano, ma che però non si conoscevano i tempi, ma soprattutto non si prevedeva la mutazione del virus così come è accaduta, ma era solo misurata nella sua versione aviaria. Rispetto alla situazione attuale, va detto che in Messico l’influenza come la conosciamo noi in Europa, non è molto nota, ci sono anche molti casi di decessi durante l’anno, ma è da ottobre che l’influenza è presente in Messico e ci si aspettava che si esaurisse a febbraio con la stagione ed invece è proseguita con ulteriori casi ed il governo si è trovato impreparato. L’ultimo caso di cui parlano tutti i media è quello di Edgar Hernandez di Veracruz che è un caso molto particolare, incurabile e lì il governo ha tardato a verificare di cosa si trattasse realmente. La prima risposta c’è stata il 13 aprile giunta da un laboratorio canadese e poi confermata da un laboratorio negli Usa, che ha confermato la presenza di un virus nuovo, di derivazione suina, e solo il 22 aprile il governo ha lanciato l’emergenza epidemica, ma sono passati altri dieci giorni, con aumento dei casi, soprattutto a Città del Messico, perché questo primo caso è stato portato qui nel centro specialistico. Queste sono le maggiori prove di un ritardo e di una sottovalutazione del pericolo. Si dice che il caso di Veracruz sia dovuto alla presenza di un’azienda di allevamento di un milione di maiali che è stata protetta dal governo locale per mesi e mesi, almeno dall’inizio di febbraio, nonostante il suo impatto contaminante. Il governo locale ha negato qualsiasi pericolo e poi invece la realtà si è rivelata diversa. In ultimo le misure prese dal governo sono state tardive e contraddittorie. Una su tutti. Il Ministro della Salute dichiara che la fascia a rischio è fra 20 e 50 anni, però chiude tutte le scuole dei minori di 20 anni o ancora sono stati chiusi 32mila ristoranti e spediti a casa 500mila lavoratori, ma poi si autorizza il cibo da asporto. Queste contraddizioni alla fine spiazzano anche i cittadini…

 

D. Al momento quali sono le misure adottate, oltre a quelle elencate, alla luce del fatto che sono tanti i contaminati e che si parlava della scarsità materiale di medicine ed anti-virali?

 

DEAN: Il vero problema è che fino ad oggi (ieri) non esistevano laboratori in grado di isolare il virus, per cui si è andati un po’ a caso, anche sui numeri dei casi ed a discolpa del governo va detto che è stata impossibile uno studio scientifico del virus. Rispetto alla fornitura medica si è parlato sin dai primi giorni della disponibilità di 1 milione di vaccini ed altrettanto di anti-virali. In un primo momento la cittadinanza è stata invitata a vaccinarsi in massa, per poi essere richiamata, per l’inutilità del vaccino, anzi per presunti margini di pericolosità del medesimo, in quanto indeboliva le difese nelle prime fasi di somministrazione.

 

D. Il Messico si appresta anche ad un contraccolpo economico molto forte. E’ dovuto realmente all’epidemia o nasconde un po’ situazioni finanziarie pregresse?

 

E’ tutto vero, anche se i dati precisi non sono stati forniti, quello che si sa è che in questa settimana si perderà l’equivalente dell’1% del PIL, così come l’associazione dei commercianti ha parlato di una perdita costante ogni giorni di oltre 1,5 milioni di dollari, dovuti alle chiusure. La sospensione delle scuole ha provocato il rilascio di 2 milioni di maestri che stanno negoziando in queste ore la questione salariale, perché c’è il rischio che possano rimanere senza occupazione. La chiusura dei ristoranti ha mandato a casa 500mila persone. Un altro dato, però confermato, è che il pesos, che pure aveva contenuto la svalutazione nei primi mesi dell’anno di forte recessione, nel confronto con il dollaro, ha perso molto nel suo valore e questo vale anche per la Borsa di Città de Messico e per il mercato interno.

 

D. La diffusione dell’epidemia. Si pensava all’inizio che fosse dovuta al deficit sanitario di determinate zone povere, periferiche del paese ed invece alla fine il grosso del contagio sta avvenendo nelle zone metropolitane di Città del Messico, San Luis Potosì…Perché?

 

DEAN: Ci sono diverse testimonianze di persone sul web che raccontano come i loro parenti siano entrati nell’ospedale specialistico con un semplice mal di gola e siano ancora lì ricoverati con aggravanti oppure siano deceduti in poco tempo. Le condizioni di vita a Città del Messico fra smog, umidità sono un peso maggiore per le difese immunitarie tanto che tosse, mal di gola sono all’ordine del giorno. E poi il sistema sanitario è ormai saturo per cui oggi la paura più grande personalmente non è tanto quella di ammalarsi ma di andare nelle strutture sanitarie messicane in queste ore, con la paura di non essere accolto, né curato e di non trovare i rimedi e le medicine di contenimento e magari essere coinvolto da altri virus ed altre malattie.

 

D. Che cosa si fa in questi giorni, in queste ore in Messico, fra ansia, attesa, paura? Cosa ci si aspetta?

 

DEAN: Nella mia realtà di giornalista a tempo pieno che vive freneticamente nella città, molto è stato stravolto, perché sono stato costretto ad un surplus di lavoro, ma non si è lavorato normalmente. C’è abbastanza incertezza e si aspetta la chiusura di questa settimana che si chiude con un ponte molto largo che va dal 1° maggio fino al 5 maggio, festa nazionale, per cui solo il 6 maggio, quando riapriranno scuole ed università si potrà vedere se si ritornerà alla vita normale o si proseguirà nell’emergenza. Il dubbio più grande riguarda anche alcuni aspetti politici collaterali all’epidemia, ma molto importanti. Il governo ha emesso un decreto che conferisce forti poteri al ministero della Sanità ed alle forze dell’ordine, senza il bisogno di ratifica del Congresso e senza termine. C’è il timore di quello che potrà succedere, anche in prospettiva della campagna elettorale che si aprirà fra una settimana per le elezioni parlamentari del 5 luglio. Non si capisce bene se il governo stia proseguendo nella sua presenza e nella sua lotta capillare  per la sicurezza, l’ordine pubblico, da sovrapporre alla lotta ai narcos o se stia monitorando la situazione sanitaria ed in realtà nasconda la gravità delle cose. Sicuramente c’è qualcuno che ne sta traendo vantaggio ed è nella stanza dei bottoni. Il fatto che la forza di polizia possa entrare arbitrariamente nelle case, che il governo si sia arrogato il diritto di acquistare farmaci senza l’avallo del Congresso, spendendo i 250 milioni di dollari elargiti dalla Banca Mondiale, li abbia consegnati poi nelle mani delle autorità che decideranno come distribuirli e che possano sciogliere qualsiasi riunione al di sopra delle 15 persone, si spera non inneschi certe dinamiche autoritarie nel paese. Molti partiti hanno sospeso alcune iniziative e per esempio la manifestazione del 1° maggio molto sentita dalla popolazione è stata sospesa. In molti hanno sottolineato come anche a Città del Messico, roccaforte dell’opposizione, dov’era stato impossibile farlo, il governo, in virtù dell’epidemia ha potuto schierare l’esercito al pari di quello che ha fatto nel resto del paese per ragioni di sicurezza e lotta ai narcos. Al di là dell’epidemia in sé tutto questo delinea altrettanto gli scenari futuri del paese.