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Il Grande Sud di Angelo M. D'Addesio. Attualità, cybercultura, politica e diritti nell'America Latina 2.0

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Il giorno delle verità perdute

In un giorno solo, la porta della memoria e delle verità tristi e scomode del passato torna a chiudersi in Argentina ed in Cile ed in buona parte anche in un'aula di Tribunale del nostro stivale. Marcela e Felipe Noble Herrera figli adottivi di Ernestina Herrera de Noble, proprietaria del Grupo Clarin non sono figli delle famiglie ricorrenti Miranda-Lanoscou y García-Gualdero. La prova del DNA smentisce anni di ricerche, di ricorsi delle Abuelas de Mayo (le nonne di Plaza de Mayo, madri dei desaparecidos scomparsi durante la dittatura militare) e del Governo che le aveva supportate. Resta dunque ancora salva la tesi della De Noble sulla regolare adozione, in attesa di conoscere chi sono i veri genitori e parenti dei due fratelli. Sempre ieri, 11 luglio, la prima Corte d’Assise di Roma ha prosciolto Alfonso Podlech, il Fiscal accusato di aver imprigionato e condannato a morte, il 4 ottobre 1973, fra decine di altri, l’ex sacerdote italiano Omar Venturelli, militante dei Cristiani per il Socialismo, da tutte le accuse, sia strage, che sequestro di persona (reato prescritto) che omicidio (insufficienza di prove). L’odissea di una famiglia in Italia, un processo lungo quasi due anni, con testimonianze tristi, dure, di molti cileni venuti a raccontare la loro storia di sopravvissuti o quella di familiari che non hanno più visto e ad additare l’ “inquisitore di Temuco” per vederlo oggi libero e pronto a ritornare in Cile. Mai una smorfia di rammarico, una parola tradita dall’emozione, anzi la solita freddezza nell’ammettere che il suo ruolo a Temuco era quello di un semplice burocrate, un organizzatore. Una battaglia di nervi, intervallata da ricorsi formali e scarcerazioni improvvise, tanto che molti hanno ipotizzato che Podlech fosse un argomento molto vivo nelle tre visite in Italia (una, non ufficiale, ma per una semplice vacanza, si disse) del presidente Sebastian Piñera esponente della nuova destra erede, seppur lontana, di quella pinochettiana. Ed oggi mentre il Clarin e La Naciòn gioiscono alla vittoria della tesi della De Noble, la stampa cilena dedica alla vicenda Podlech poco più di un articolo di poche righe nelle pagine avanzate di ciascun quotidiano. E neppure in Italia, quell’Italia di cui ha tanto avuto paura Cesare Battisti, ma che alla fine è forse vittima dell’imprevedibilità della giustizia, ha dato molto risalto alla vicenda, al di là di pochi volenterosi che hanno scandagliato i meandri di una memoria e di una verità, oggi più deboli in queste due storie, apparentemente diverse, ma molto simili.