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Il Grande Sud di Angelo M. D'Addesio. Attualità, cybercultura, politica e diritti nell'America Latina 2.0

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Humala: più Lula che Chavez?

E’ il suo giorno. Dopo un tentativo fallito nel 2006, Ollanta Humala, il comandante militare che per primo cercò di rovesciare il semi-dittatore peruviano Alberto Fujimori con la forza nell’ottobre del 2000, giurerà oggi come presidente del Perù dopo la vittoria contro Keiko, proprio la figlia dell’ex presidente ottenuta sul fil di lana con il 51,5% dei consensi. Decisivo è stato l’appoggio delle comunità indigene con il presidente Alejandro Toledo ed il Premio Nobel Vargas Llosa, che si sono schierati in prima persona per fermare il ritorno dei Fujimori. “Il voto del 5 giugno però non è stato una scelta tra il neoliberalismo (destra) o il nazionalismo (sinistra detto anche “chavismo” comunista). È stato soprattutto un voto contro il “fujimorismo” e la corruzione che evocava nell’immaginario collettivo Keiko Fujimori. Il padre ed ex presidente Alberto Fujimori è ora in prigione condannato a 25 anni per crimini contro l’umanità. Guarda caso, anche Antauro Humala è stato condannato per la stessa quantità di anni per il caso Andahuaylas”. ci dice Angela Roig Pinto, giornalista peruviana da diversi anni in Italia. Già, perché Humala non suscita grandi simpatie in Perù. “Mi spiace dirlo, ma Humala è un cognome che non mi procura dei bei ricordi del Perù…Anzi, facevo la giornalista in Perù quando il fratello di Ollanta Humala – il comandante Antauro -, propiziò una rivolta alla questura di Andahuaylas per esigere le dimissioni dell’allora presidente Alejandro Toledo. In uno Stato democratico,  fare delle richieste con le armi, non è un buon segno. Gli Humala hanno infatti un percorso rivoluzionario e ultranazionalista, che però ha avuto un certo sostegno dallo strato marginale peruviano perché difendevano –anche con violenza- le rivendicazioni dei poveri. Ripensando al voto dove Humala ha vinto ma può contare sulla maggioranza al congresso solo con i 20 seggi di Perù Posible di Toledo, è chiaro che Humala si prepara ad un periodo di compromesso ed infatti ha subito messo le mani avanti, dicendo che si ispirerà a Lula più che a Chavez, che governerà per la pacificazione nel paese e discutendo con tutte le categorie sociali. L’inizio non è stato dei migliori: Borsa a picco, minacce di disinvestimento (pesanti in un paese che fra Usa, Cina e Brasile fra i primi partner commerciali). “Noi peruviani all’estero siamo consci che risanare l’economia del Paese è doveroso per qualunque amministrazione. Humala, che proclamava la revisione dei TLC, non è stato perciò ben accolto all’estero”. Le scelte governative, però, sembrano rispettare tali promesse. Humala ha confermato il governatore della Banca Centrale Julio Velarde ed ha scelto come ministro dell’economia Luis Castilla, un tecnico che ha studiato ad Harvard ed alla John Hopkins University ed è ben visto anche dalla comunità internazionale. Gente esperta e non estremista anche agli Esteri (Rafael Roncagliolo) ed ai ministeri produttivi (altri due dei migliori economisti peruviani vicini a Toledo, Burneo e Descalzi). Imperativo è mantenere i livelli di crescita (intorno al 7% annuo) ed eliminare la corruzione pubblica e le disparità sociali. “È vero che mentre il mondo va verso un’economia di porte aperte, il Perù non potrebbe rinchiudersi in una economia nazionalista. Perciò, Humala comunque ha dato segnali, con le sue visite all’estero e le prime assegnazioni nei Ministeri,  che avrà un governo moderato. Quella è la nostra speranza”, conclude Angela Roig. Solo il tempo dirà se c’è un altro Lula o un nuovo Chavez nel panorama latinoamericano.

Angelo M. D’Addesio

Angela Roig Pinto

 

Commenti

Prima di parlare di crescita bosgnerebbe attraverso la cultura bonificare intere zone abitate da quella parte di popolazione con titoli di studo inesistenti,povertà,tassi di delinq. elevati,anke se,da alcuni studi emerge ke pero queste persone sanno usare molto bene internet..quindi ke in realta sono anke loro nella rete globale. Aiutare il popolo significa salvare tradizioni,e cultura in generale condizione necessaria per la crescita.