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Il Grande Sud di Angelo M. D'Addesio. Attualità, cybercultura, politica e diritti nell'America Latina 2.0

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La Madre Terra contesa

La culla della Pachamama, la nazione che per prima ha emanato una costituzione indigenista, ispirata da Dio e dalla “Madre Terra”, è nel bel mezzo di un conflitto fratricida. Un migliaio di indigeni boliviani marciano a piedi dal 15 agosto in un numero crescente, da Trinidad a La Paz (400 km di strada) per protestare con il proprio presidente che sembra avergli voltato le spalle. Il leader indio Evo Morales, ha già rifiutato qualsiasi dialogo con i campesinos che considera “strumentalizzati dagli Usa e dalle grosse Ong” ed ha confermato che la grande autostrada che da Villa Tunari nella regione di Cochabamba giunge a San Ignacio de Moxos nel Beni, attraverso Santa Cruz, la regione dei grandi interessi petroliferi ed energetici è un’infrastruttura fondamentale. Un investimento di 415 milioni di dollari, di cui 332 finanziati dal governo brasiliano, oggi congelati perché il Brasile vuole certezze dal governo boliviano sugli studi di compatibilità ambientale e di analisi del suolo, non del tutto effettuati. Il secondo tronco dell’autostrada colpisce al cuore il territorio indigeno ed il Parque Nacional Isiboro Sécure (TIPNIS), una riserva popolata da 7.000 persone di etnia moxeña, yucararé y chimán, con una superficie di 12.000 kmq, 714 specie di fauna e 400 di flora, solo quelle censite, e l’inaugurazione, lo scorso giugno, ha scatenato la grande mobilitazione di confederazioni indigene ed organizzazioni sociali. I campesinos denunciano le gravi conseguenze per l’ecosistema e le loro attività e soprattutto la mancata consultazione dei rappresentanti delle popolazioni in un referendum, così come previsto dalla nuova costituzione boliviana, senza considerare che molti vedono in questa struttura, una testa di ponte per più facili e future estrazioni petrolifere e minerarie di multinazionali brasiliane e cinesi nella zona. Il governo boliviano si trova ora intrappolato in una rete intricatissima. Il progetto è parte essenziale di un corridoio bioceanico di 4.000 km che dovrebbe unire il porto brasiliano di Santos con quello cileno di Arica e manca solo il tratto boliviano che, per giunta, può diventare un’arma a doppio taglio. Se da un lato infatti è ben visto dai cocaleros, molto attivi nella zona ed i cui sindacati sono vicini a Morales, dall’altro rischia di incentivare i coltivatori illegali e fomentare il traffico di droga, mettendo in pericolo l’invio dei fondi promessi dagli Usa alla Bolivia per combattere il narcotraffico, senza fermare la produzione di coca. Perfino l’ONU attraverso l’Alto Commissariato per i diritti umani è intervenuto a fianco degli indigeni premendo sul governo affinché giunga ad un accordo con le popolazioni e riveda il progetto, però senza alcun risultato.  

 

Commenti

"campesinos". MI scusi ma forse un'informazione un po' piu corretta non farebbe male. I "campesinos" sono semmai i coloni quechua aymara, favorevoli alla strada. La marcia è fatta dagli indigeni delle 34 etnie dell'ammazzonia e chaco boliviani. Sono loro che già dal 1990 hanno sdoganato il termine "indigeno", ora usato anche da Morales.
Mi scusi lei Navajo, ma una cosa non esclude l'altra. Abbiamo già precisato che gli indigeni, anzi i campesinos che protestano sono per la maggior parte di etnia moxeña, yucararé y chimán ed in ogni caso parliamo di piccoli contadini. Il suo concetto "particolare" di campesinos rivolto all'etnia del presidente, quella quechua aymara, è sicuramente d'accordo con l'autostrada e sono perlopiù cocaleros, coltivatori di coca, come d'altronde abbiamo specificato.
Caro d’Addesio. Innanzitutto un ringrazimento per essersi interessato alla cosa. I grandi corifei italiani sull’america latina fanno orecchie da mercante probabilmente per non smentire ciò che hanno favoleggiato riguardo a Morales. Capisco che non si trata di una questione facilmente comprensibile, ancor più diciamo nel contesto medio del lettore italiano. Detto questo, almeno in Bolivia, non è questione da poco. L’indigeno potrà essere anche agricoltore, ma resta un indigeno. Guardi che la definizione gode anche di un riconoscimento formale e specifico da parte delle nazioni unite. IL recupero, e il riconoscimento di questo termine è costato anni di marcie e lotte a questi popoli amazzonici e del Chaco. Andrebbero quindi definiti come tali, come loro stessi si definiscono, e non con un termine in questo contesto ambiguo, come “campesinos”, con il quale si riconoscono i cocaleros-colonizzatori, normalmente quechua e aymara, di Evo Morales che, guardacaso, stanno organizando una contromarcia. Il discorso sarebbe lungo. Se non le dispiace la rimando ad un sito dove ho cercato nei commenti di spiegare un po’ più a fondo la questione: http://www.ilcambiamento.it/foreste/bolivia_costruzione_strada_riserva_india_tipnis.html. Infine due dettagli: “714 specie di fauna e 400 di flora”…solo di uccelli sono circa 800 specie e 400 specie floristiche si trovano normalmente in un ettaro di questa che è forse la foresta più piovosa dell’amazzonia. Poi …non navajo ma navaja, pedro navaja.
Mi scuso per il nome ed anzi sono io a dirle grazie per la lettura caro Navaja. E' vero la questione è molto complessa ed ha fatto bene ad inserire un link chiarificatore. Penso che il senso dell'articolo fosse che diverse etnie, peraltro minoritarie stanno subendo una decisione che va molto bene alla lobby petrolifera di Santa Cruz, a quella dei cocaleros vicini ad Evo ed a quelle delle imprese brasiliane e cinesi. Non sono così convinto che tutti i campesinos-coloni aymara siano con Morales. Anzi il fatto che il gradimento di Morales sia intorno al 40% la dice lunga su come molto del consenso che lo aveva portato alla vittoria si sia perso per strada anche fra i suoi sostenitori. Quanto allo sforzo di raccontare l'America Latina nel modo più sincero possibile, spero di riuscirci. Io non parteggio. L'America Latina mi emoziona per la voglia di riscatto che i suoi popoli riescono sempre a trovare. Morales ha rappresentato questo per la Bolivia, ma oggi l'occasione o peggio ancora la paura di rappresaglie o isolamenti economici ha ridotto notevolmente la sua spinta innovatrice e dopo la Costituzione si è visto. E' la voglia di voler accontentare tutti per scontentare tutti, un vizio che noi italiani conosciamo molto bene. P.S. mi aggiorni il link in modo corretto, Pedro, perchè non si legge ed è un peccato.
Caro d’Addesio. Ho mandato un commento con l'aggiornamento della situazione nel sito citato sopra.