Il Grande Sud - Il Grande Sud

Il Grande Sud di Angelo M. D'Addesio. Attualità, cybercultura, politica e diritti nell'America Latina 2.0

RSS Feed

Terzo Tempo latino

Flavia Carletti, penna e voce del rugby per Il Sole 24 Ore-Radiocor e curatrice del blog Terzo Tempo, ci illustra curiosità e tradizioni delle “squadre latine” e ci parla dei Mondiali che si stanno svolgendo in Nuova Zelanda con una sua personale preferenza…

D. C’era una volta la Coppa Latina, oggi la Francia è nell’elite del mondo, l’Argentina si appresta a far parte del Tri-Nations (con Sudafrica, All Blacks e Australia), l’Italia è nel Cinque Nazioni dei britannici…Esigenze di marketing o evoluzione e confusioni di tecniche e tradizioni fra britannici, latini, squadre australi? 

F.C. Non credo che si possa parlare di confusione di tecniche e tradizioni. Il rugby lo hanno inventato gli inglesi e sono stati loro ad insegnarlo al resto del mondo. Le prime partite di rugby che si sono giocate in Francia, Argentina e Italia erano tra inglesi che, per esigenze di lavoro, si trovavano lontano da casa. Indubbiamente poi la Francia ha sviluppato una sua tradizione, un suo modo di giocare diverso da quello degli inglesi ma oramai sono decenni che si confronta con le “britanniche”, infatti il torneo in cui è stata accolta l’Italia si chiamava Five Nations proprio perché ad Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda si era unita una “latina”, la Francia. Il movimento italiano ha un enorme debito di riconoscenza nei confronti dei cugini d’Oltralpe perché è poi grazie a loro che la palla ovale ha preso piede in Italia agli inizi del Novecento. L’ingresso dell’Italia in quello che ora si chiama Sei Nazioni è dovuto sicuramente ai progressi fatti dalla nostra nazionale sul campo anche se, bisogna ammetterlo, è verso che ha il suo peso il fatto di aver aggiunto una partita al calendario (più partite, più biglietti venduti, più soldi per le federazioni) e che l’Italia gioca a Roma, una città che, specialmente al di là della Manica, è facile “vendere” ai tifosi che vogliono andare in trasferta. Per quanto riguarda l’Argentina, trasformare il Tri Nations in Four Nations era l’unico modo per farla entrare in una competizione di questo livello, specialmente geograficamente. Impossibile pensare a trasferte a Buenos Aires una settimana dopo aver giocato a Cardiff!

 

D. Rugby italiano e argentino a confronto. Provengono da storie e caratteristiche differenti, eppure nessuna nazione e nazionale come l’Italia può vantare un’importazione e una vicinanza tale con l’Argentina. È solo una questione di origine anagrafica o dell’altro?

F.C. Credo che si tratti di una questione “anagrafica”. Verso l’Argentina c’è stato uno dei più grandi movimenti migratori partiti dall’Italia. Secondo alcuni calcoli più del 60% della popolazione argentina ha un legame con l’Italia. È per questo che è stato facile e continua ad essere abbastanza frequente che giocatori nati in Argentina vengano equiparati agli italiani e giochino in Nazionale. Tra l’altro alcuni sono tra i più forti che abbiano mai vestito la maglia azzurra.

D. Facciamo un ipotesi, per quanto forzata che già la F.I.R. tentò senza riuscirci. Immaginiamo una nazionale e un movimento senza oriundi o con oriundi limitati, specie argentini, la colonia più elevata. Quali sarebbero i vantaggi e gli svantaggi, anche a livello giovanile?

 

F.C. Più che limitare gli oriundi, andrebbe limitato il numero di stranieri da usare nei club e nelle franchigie. Ma su questo la Federazione sta già lavorando e ha recentemente imposto regole abbastanza rigide. Troppi stranieri rischiano di non lasciare spazio alla crescita dei nostri giovani. Per quanto riguarda, invece, la questione Nazionale e oriundi, non credo che si possano equiparare tutte le situazioni. Avere in azzurro atleti come Sergio Parisse e Martin Castrogiovanni, entrambi nati in Argentina credo che abbia fatto solo del bene al movimento.

D. Il caso “mediano di apertura”. Dal 2012 potranno essere schierati solo di origine italiana. Come mai siamo così a digiuno e li dobbiamo esportare (e per giunta argentini). Ma non siamo un paese di n. 10…?

F.C. Forse nel calcio! Questo è uno dei grandi problemi del rugby italiano. Da quando Diego Dominguez ha smesso di giocare l’Italia non è più riuscita a trovare un mediano di apertura al suo livello. Un po’ perché per anni molti club hanno schierato giocatori stranieri in questo ruolo e poi chissà. In tanti hanno provato a dare una spiegazione, ma nessuno per ora ha trovato la risposta al problema. Se qualcuno l’avesse trovata forse avremmo già una risposta.

D. All Black senza twitter, né facebook, I Pumas che seguono lo stesso esempio eliminando addirittura cellulari ed mp3 durante il ritiro…Possiamo sperare che lo spirito italiano, nonostante polemiche e paure sia intatto e comunicativo?

F.C. Da quanto mi è stato possibile vedere agli incontri per la stampa organizzati durante il ritiro, questi divieti non sono stati imposti anche agli Azzurri. E l’umore degli atleti è apparso alto, sempre pronti alla battuta, disponibili ad un sorriso e molto contenti di entrare in contatto con i tifosi, i locali e gli appassionati di rugby che sono arrivati in Nuova Zelanda da mezzo mondo.

D. A parte la Francia, Argentina e Italia hanno avuto storie speculari seppur in tempi diversi: scontati tornei continentali, poi i primi scontri con le squadre britanniche, poi l’ingresso nell’elite mondiale. Eppure nonostante un campionato dilettantistico, un movimento pari a quello italiano sono arrivati risultati migliori che da noi, come mai?  

F.C. Ritengo che l’Argentina abbia una migliore organizzazione sportiva a livello di club e a livello giovanile. Difficile capire quale sia il segreto del loro successo. Probabilmente, visto che dal punto di vista rugbistico devono molto agli inglesi, hanno preso seriamente l’idea che lo sport faccia parte della formazione dei ragazzi.

D. E questo mondiale come andrà a finire, per tutti e per noi in particolare?

F.C. L’obiettivo dell’Italia è arrivare ai quarti di finale, un traguardo che non abbiamo mai raggiunto. Probabilmente ci giocheremo tutto il 2 ottobre nello scontro con l’Irlanda. Sulla carta loro sono più forti, ma come ha dimostrato la vittoria del Flaminio contro la Francia nell’ultimo Sei Nazioni, non sempre la squadra più forte vince. Certo di solito nel rugby i pronostici vengono rispettati, ma questo gruppo può fare bene. Per quanto riguarda il Mondiale, io spero sinceramente che lo vinca la Nuova Zelanda. Gli All Blacks hanno dimostrato in tante occasioni di essere veramente la squadra più spettacolare al mondo. Dal 1987, primo e ultimo mondiale che hanno vinto, sono sempre arrivati alla competizione iridata da favoriti e non sono mai più riusciti a centrare la vittoria finale. Quest’anno sono tornati a giocare in casa, come nel 1987, mi auguro sia la volta buona! Qui si respira rugby, è quasi una religione e sarebbe un peccato non vederli festeggiare.

Angelo M. D’Addesio

 Un Grazie speciale a Flavia Carletti