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Il Grande Sud di Angelo M. D'Addesio. Attualità, cybercultura, politica e diritti nell'America Latina 2.0

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La forza del nuovo. Intervista a Camila Vallejo


CamilaVallejoLo scorso maggio, la Puerta del Sol a Madrid non era ancora piena di giovani mentre a Santiago iniziava la mobilitazione giovanile contro l’immobilismo politico e per l’educazione pubblica e gratuita. Camila Vallejo ce la racconta e rifiuta il ruolo di personaggio-simbolo. 

D. Camila, da cosa e perché è scaturita la protesta degli studenti cileni, calamitando l’intera popolazione in una grande mobilitazione sociale?  

C.V. In primo luogo, bisognerebbe distinguere vari livelli di mobilitazione e di organizzazione dei movimenti sociali, per potere avere un chiaro panorama della portata politica che oggi ha e che in un futuro può arrivare ad avere il movimento studentesco. Le nostre domande hanno come priorità il tema dell'educazione e la necessità di una riforma strutturale del sistema educativo cileno ed in seguito il recupero dell'educazione pubblica, la sua qualità, l'accesso ugualitario, la gratuità e la fine del lucro. A queste richieste presentate al governo si è aggregata la gran parte della popolazione, marciando o organizzandosi con noi come un attore in più in questa lotta, ed in questo senso potremmo dire che c'è un grande blocco sociale che appoggia il movimento per l'educazione che non appartiene più solo agli studenti, il che è molto positivo.

Quali sono i punti in comune tra questo vostro movimenti e quelli sorti in Europa ed in Spagna sull’onda della crisi economica?

C.V. Il nostro movimento è anche il riflesso di un altro tipo di inquietudini, piuttosto politiche che sono state presenti per molti anni nelle vite dei cileni, ma che per paura o per rassegnazione non sono state esternate tanto fortemente come ora. Questo malessere legato all’esistenza di un'elite politica che lavora costantemente alle spalle della gente, non risponde alle sue necessità, crea falsi consensi per approvare leggi che favoriscono solo pochi ed inoltre, mantiene intatto l'attuale establishment politico del paese, sommamente ristretta e poco partecipativa. È per questo motivo che sono state avanzate determinate questioni in risposta a questa opinione, come per esempio la possibilità di fare plebisciti popolari per dirimere temi di rilevanza nazionale o, più drasticamente, la formazione di un'assemblea costituente che crei una nuova costituzione per il Cile, sviluppata in maniera democratica ed inclusiva. Ma queste consegne vanno oltre quello che chiede strettamente il movimento studentesco, e pertanto rappresentano l'anticamera di un movimento cittadino molto più grande che speriamo che possa articolarsi più saldamente in maniera pronta, poiché il nostro paese ha serie deficienze democratiche che è necessario cambiare subito.

D. Che cosa manca alle università e le scuole secondarie cilene per potere essere in linea con quelli americane e mondiali e quali sono le priorità di una vera riforma?

C.V.: Ci sono molte cose del sistema educativo cileno da modificare totalmente. In primo luogo, deve essere sradicato dalla legislazione il principio dell'educazione come servizio o bene di consumo individuale (come dichiarò il presidente Piñera lo scorso luglio ndr) per sostituirla con un modello di educazione come diritto umano e mezzo di sviluppo sociale. Bisogna eliminare la logica del profitto nell’istruzione che crea incentivi perversi. Infatti la ricerca della massimizzazione di profitti va di pari passo con il calo di investimenti statali che coincide con una diminuzione considerevole nella qualità dell'educazione. Esigiamo che lo Stato assicuri un sistema di educazione pubblica, gratuita e di qualità in tutti i livelli, finanziando direttamente le istituzioni educative, non solo attraverso contributi e borse di studio, legati a stanziamenti instabili perché basati su obiettivi annuali, quantità di iscritti di eccellenza accademica, lauree o abbandoni. Inoltre, il finanziamento diretto delle istituzioni da parte dello Stato permetterebbe la riduzione progressiva delle tasse ed il passaggio alla gratuità nell'educazione, e pertanto la fine dell'indebitamento abnorme di famiglie e studenti  che esiste oggigiorno. Infine, ci sono altri aspetti che sono meno menzionati, ma che sono di uguale rilevanza per il miglioramento del sistema educativo; rimuovere gli ostacoli alla democrazia studentesca, migliorare il sistema di accesso all'educazione superiore, processi che producono molta segregazione sociale.

D. Che cosa è accaduto nel passaggio da Bachelet a Piñera nelle relazioni tra il governo ed il mondo della scuola e quali sono le aspettative del movimento sulle future decisioni del governo e sulle prossime occasioni di dialogo?

C.V. Tutti i governi della Concertaciòn di centro-sinistra hanno perseguito il modello neoliberale ideato dalla dittatura, pur contando per molto tempo su una maggioranza parlamentare solida e su Presidenti che hanno avuto il compito di co-legislatore, sufficienti per approvare grandi cambiamenti, assecondando le politiche della destra. Questa critica non significa che non si riconoscano alcuni passi in avanti fatti durante il periodo di transizione, come per esempio l'aumento della copertura del sistema pre-scolare e la proibizione della discriminazione delle studentesse madri o incinte, oltre all'implementazione di certi piani sociali in beneficio dei più poveri. Ma purtroppo, oltre quelle misure, non c’è stato alcun cambiamento strutturale né del sistema politico né di quello educativo che era ciò che la gente si aspettava da un governo democratico. Le relazioni con il governo di Michelle Bachelet, durante la cosiddetta "rivoluzione pingüina" del 2006, furono differenti e servirono molti meno giorni di sciopero ed occupazioni per far sì che la Presidenta desse una risposta diretta alle domande, ma la soluzione dal conflitto scaturì comunque in un Gran Consiglio Tecnico con poca rappresentanza studentesca ed il governo ingannò le attese degli studenti. Ora con Piñera, le cose sono chiaramente molto più tese, non solo per il nodo della repressione che si è verificato anche con la Bachelet, ma anche sul piano politico. L'attuale governo va da mesi dilatando la sua risposta definitiva alle domande degli studenti;  tutte le sue offerte sono state schiacciate sul programma di governo e ciò è la dimostrazione dell’incapacità di ascoltare quello che oggi non solo esigiamo, ma proponiamo. Il governo si è detto disposto al dialogo, ma ciononostante, non abbiamo visto i suoi proclami tradursi in azioni concrete. Hanno offerto un tavolo di dialogo, senza imporre condizioni e nel momento in cui abbiamo accettato di dialogare, hanno pretesto che iniziassimo le attività accademiche del secondo semestre. Noi, attraverso azioni concrete, abbiamo dimostrato che non siamo intransigenti e benché sia stata una decisione difficile, abbiamo tenuto due riunioni col governo, ma nell'ultima ci siamo ritirati perché il governo ci ha consegnato la stessa proposta presentata all’inizio dell’anno, cioè, non ha recepito per nulla le nostre richieste. E’ il governo, dunque ad essere intransigente e restio a rispondere alle istanze di studenti e cittadini. 

D. Nel mondo ed in Europa si parla di "miracolo cileno" e del Cile come un paese ricco, stabile, democratico. Ora questa immagine sembra irreale. Quale è il suo giudizio totale sugli scenari sociali, economici e politici del suo paese?

C.V. Effettivamente, il Cile è un paese molto ricco. Abbiamo grandi riserve di rame, di acqua, terre fertili, clima temperato, molte fonti di energia alternativa, potenziale turistico e capacità umane per generare ricchezze.  Ma chi sfrutta le nostre risorse sono per la maggior parte imprese straniere che pagano solamente un 5%, al massimo, di imposte per l’estrazione; le nostre riserve di acqua sono distrutte dai megaprogetti transnazionali (il caso Hidroaysen, ndr), i piccoli produttori agricoli sono assorbiti dai grandi impresari, l'inquinamento colpisce il nostro ecosistema, e sono rifiutate importanti alternative energetiche più ecologiche ed infine l'educazione orientata verso il mercato impedisce che il paese si sviluppi in un senso collettivo ed ugualitario, per cui tutta la nostra ricchezza sfugge dalle nostre mani. E’ noto a livello mondiale che la distribuzione della ricchezza in Cile è profondamente sproporzionata, e che gli indicatori di crescita economici sono medie fittizie che mescolano i grandi guadagni di una minoranza, con la povertà della maggioranza. A questo deve essere sommata la nostra democrazia limitata, che tende ad autoproteggersi. Se la nostra mobilitazione è servita per abbattere falsi miti sul Cile, vogliamo che ora serva per fondare temi di importanza nazionale e proposte civili affinché il paese cominci a cambiare ed a migliorare quello che non si è potuto fare in questi 20 anni di transizione.

D. Sei  un personaggio ed un simbolo molto importante.  Che cosa vedi nel suo futuro professionale e politico e cosa vuoi dire alle giovani generazioni che in ogni parte del mondo soffrono crisi, sottoccupazione e sfiducia per la politica e non hanno la stessa occasione di mobilitazione?

C.V. Molte volte tentano di mostrare me ed altri compagni come personaggi simbolo del movimento, cosa che risponde ad una chiara strategia dei mezzi di comunicazione per personificare un movimento e le sue domande. Voglio chiarire che tutte le persone che formano il movimento hanno assunto distinti ruoli ed a me è toccato quello di portavoce e referente fra la gente e gli organi governativi. Su questa stessa linea, come militante del Partito Comunista e come parte del movimento sociale cileno, sono disposta ad assumermi tutte le responsabilità necessarie  per iniziare un progetto politico e sociale che superi le ingiustizie e le disuguaglianze che soffre il nostro paese, prodotte dallo sfrenato modello neoliberale, ma è qualcosa che accadrà solo dopo l’esito positivo di questa battaglia perché ora mi interessa la mia formazione professionale. Alle giovani generazioni mondiali voglio dire che c'è una cultura globale il cui punto di confluenza è il modello economico neoliberale che ha generato ovunque crisi simili, benché apparentemente viviamo in realtà molto distinte, in sostanza abbiamo problemi strutturali uguali che uniscono le nostre lotte. Di fronte a tutto ciò, è necessaria un’azione politica mirata che pur non dando risultati immediati, costituisce il  primo passo indispensabile per rovesciare questo modello mondiale di disuguaglianza.

Info:

http://fech.cl/

http://it.wikipedia.org/wiki/Camila_Vallejo