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Il Grande Sud di Angelo M. D'Addesio. Attualità, cybercultura, politica e diritti nell'America Latina 2.0

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Il Robin Hood argentino che sfida i giganti

E’ l’ennesimo simbolo della sconfitta del “cubo magico” contro l’onda d’urto del web libero, irridente, perfino anarchico. Il fenomeno Cuevana non conosce battute d’arresto, né cali di consenso, anzi più forte è l’attacco che viene sferrato nei suoi confronti e più la piccola creatura pensata da tre appassionati ventenni ed ora proseguita e rafforzata da uno solo di loro, Tomas Escobar, per tutti il “Robin Hood” argentino, incassa mobilitazioni di difesa ed iscrizioni. Nato poco più di due anni fa dallo sfizio di uno studente di ingegneria informatica, Cuevana, con due milioni di utenti e dodici milioni di visite uniche mensili, è diventato uno il maggior portale di distribuzione e visione on line nella blogosfera spagnola di film, serie tv, eventi cinematografici, corredati da notizie ed aspira a diventare un’impresa continentale. Ora è al centro di uno dei più grandi casi giudiziari destinato a risolvere definitivamente la grande questione della violazione dei diritti di proprietà intellettuale e dell’hosting di pellicole su internet. Prima la diatriba sulla poca specificità della normativa argentina la 11.723 ritenuta troppo “obsoleta” per riguardare internet, poi la grande lotta contro le restrizioni della Ley Sinde spagnola, in materia di copyright, ora l’attacco delle grandi compagnie. La catena tv argentina Telefe, che quest’anno ha festeggiato i 50 anni di vita, ha accusato Cuevana di sfruttare il suo segnale e presentato una domanda giudiziale contro Escobar. Nel fine settimana il portale è stato bloccato da hacker che con un attacco informatico hanno inserito un video di accusa che si carica al posto delle pellicole, dove compaiono i nomi di chi lavora nel portale. La domanda di Telefe si è trasformata in un boomerang: attestati di stima su twitter e facebook in favore del sito e della libertà di accesso, maxi-protesta contro i “padroni”, boom di 5 milioni di accessi al sito, al punto che la casa “madre” Telefonica sembra voler tornare indietro. Sorte diversa per le cause avviate da HBO e Turner Broadcasting che hanno ottenuto la sospensione di alcune serie tv sul sito, ma non il blocco totale. Ora Cuevana passerà dall’attacco alla difesa. Il legale di Escobar ha lanciato il sasso:”Perché se il servizio lo lancia Telefonica, va bene, o lo offre Netflix e può essere accolto, ma Cuevana no, solo perché gratuito?" o ancora "Le imprese non recepiscono la maturità tecnologica che la gente chiede, dove'è la nostra colpa?”. Nel frattempo il governo, che ha fatto del wi-fi, della banda larga e della lotta alle grandi compagnie (Fibertel, Grupo Clarin) la sua bandiera è in una posizione neutra ed imbarazzante e Reed Hasting, CEO di Netflix, la catena leader mondiale di distribuzione di pellicole on demand e streaming, però a pagamento, sbarcata quest’anno in America Latina, alla provocatoria domanda sulla liceità dei comportamenti della rivale si è limitata diplomaticamente a dire:” Tutti possiamo ottenere gratis acqua però molta gente continua a scegliere di pagare per l'acqua in bottiglia, perché è sicuro e conveniente”. La guerra per il petrolio del XXI secolo è appena iniziata, scegliete da che parte stare.