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Il Grande Sud di Angelo M. D'Addesio. Attualità, cybercultura, politica e diritti nell'America Latina 2.0

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Argentina 2001 – Italia 2011…Non è più una favola

Parlano di noi oltre oceano e si rivedono come in uno specchio a distanza di dieci anni dal 20 dicembre 2001, data infausta del “Corralito”, del blocco dei prelievi dai conti bancari quasi dissanguati, con la rivolta che ne seguì, la fuga del presidente in elicottero, 40 morti, più di 2.000 feriti, arresti e danni in molte città. Troppe le coincidenze. La gestione privatistica ed allegra fra spettacolo, donne e debito pubblico di Menem lì e di Berlusconi qui, la crescente disoccupazione, la recessione, l’illusione sul pareggio di bilancio con le restrizioni e le stesse autorevoli professionalità che azzerarono la politica. Italia come Argentina qualche mese fa era una favola per molti, oggi però è difficile che di una favola discutano Premi Nobel come Stiglitz e Krugman sui giornali argentini, che si aprano seminari in tema presso Università come Stanford e Buenos Aires. Anche perché il governo Monti-Passera-Fornero sta adottando la ricetta che adottò il governo De La Rua-Cavallo, a cui erano stati conferiti “poteri speciali in materia economica”. Il primo passo fu un progetto di legge con drastiche misure di austerità, incremento delle imposte, riduzione dei salari statali, interventi su pensioni e tutele lavorative e l’obiettivo del deficit zero, poi arrivò l’ulteriore zavorra del prestito dell’FMI che l’Italia sta evitando, ma fino a quando? Altre coincidenze. E quando lo Stato argentino scelse di garantire le banche e fissò il limite di prelievi a 250 dollari a settimana, la gente capì (e meno male) che il castello stava crollando. Stiglitz su Pagina 12 ha detto apertamente che “Non è stato il deficit fiscale a causare la stagnazione. Al contrario, la stagnazione ha causato il deficit. Per questo motivo, l'austerità non funziona. Gli Stati Uniti hanno tentato quell'esperimento all’inizio della crisi del 1929 e finì con la Grande Depressione e l'Argentina applicò quelle politiche negli anni ‘90 su spinta dell’ FMI. Ma nello Zona Euro non impararono la lezione. Il problema si riversa creando impieghi ed attenuando la pressione fiscale e non con la strada suicida dell’austerità”. Molto più netto è Paul Krugman sul Clarin del 15 dicembre che afferma chiaramente come “la ricetta del taglio di spese e servizi e dell’ortodossia fiscale paga poco” e propone il modello “Argentina 100%”, una sorta di default controllato che definisce “una grande idea” perché favorisce gli investimenti esterni e soprattutto costringe i creditori esteri ad assumersi le perdite senza continue garanzie. “Non funziona” scrive in un articolo uno dei massimi economisti argentini non di certo estimatore di Kirchner, Bernardo Kliksberg che rifiuta l’idea per cui eliminare i diritti basici stravolgendo i sistemi permetterà ai mercati di respirare. “Ma la realtà non funziona così. Questa ricetta produce una grande calo nella domanda interna. L’abbassamento del consumo distrugge le piccole e medie imprese, indietreggia tutta l'attività economica, cala la riscossione fiscale e si amplia il deficit. Si crea il peggiore dei sistemi, con più recessione, disoccupazione, e tassi di interesse più alti da parte dei creditori”. Stanno parlando di noi, ma siamo sordi. Suerte!  

 

Commenti

E' incredibile, Angelo, come sia mutato il quadro in soli 10 anni!