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Il Grande Sud di Angelo M. D'Addesio. Attualità, cybercultura, politica e diritti nell'America Latina 2.0

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In Messico si completa la scacchiera elettorale fra sondaggi e trasformismi

Luglio è ancora lontano ma in vista delle elezioni generali in Messico le carte si sono sparigliate, sia nei personaggi che nei sondaggi. Il trittico (candidati secondari a parte) dei candidati per le elezioni presidenziali nel paese si è completato ieri con la vittoria di Josefina Vasquez Mota, 51 anni, economista, deputata del Partido Accion Nacional dei due presidenti uscenti Fox e Calderon, che ha copiato ed ispanizzato lo slogan obamiano in “Sì se pudo!”, riferendosi alla gravissima crisi di credibilità e di risultati del suo partito e del suo governo. Curiosamente ha vinto contro lo stesso Calderon che appoggiava Ernesto Cordero Arroyo, fermatosi al 38% contro il 55% della Vasquez Mota e sarà la prima donna nella storia ad essere in corsa per lo Zocalo in un grande partito nazionale. È una candidatura che rafforza le possibilità di recupero del PAN rispetto ad Enrique Pena Nieto, il golden boy del Partito Rivoluzionario Istituzionale al governo dal 1921 al 2000, sebbene anche i sondaggi siano alquanto confusi in merito. Secondo la Consulta Mitofsky notoriamente conservatrice Pena Nieto sarebbe al 41% contro il 22% della Vasquez Mota ed il 18% di Lopez Obrador candidato del Partito Rivoluzionario Democratico con altri alleati di sinistra, mentre a gennaio due sondaggi della rivista EMET e di Uno Noticias davano AMLO (il nome breve per identificare il grande sconfitto del 2006 Lopez Obrador) in vantaggio anche di 9 punti su Pena Nieto con una percentuale vicina al 41%. Il primo a pronunciarsi sulla triade è stato il poeta Carlos Fuentes che ha ritenuto “tutti troppo deboli i candidati per gli enormi problemi del Messico” ritenendo solo AMLO il più affidabile e genuino e prevedendo una vittoria del PRI. Ad oggi il programma “popolare” di AMLO riceve pochi consensi ed è forse solo sulla sicurezza (inutile ricordare il bollettino di guerra nella lotta contro i narcos e delle donne scomparse ed uccise) e sull’immigrazione forzata dalla latente povertà di certe regioni che la sinistra può battere per vincere, visto che l’economia cresce a ritmi del 4-5% e che in campo petrolifero il paese sembra aver ritrovato nuova linfa. I grandi poteri hanno voltato le spalle al PAN e scelgono Pena Nieto, a partire dal magnate Carlos Slim proprietario di America Movil e Telmex, una sorta di Murdoch messicano ed è curioso che Pena Nieto si sia incontrato privatamente con il presidente Calderon a Davos, tanto che c’è chi ha considerato questo vertice privato come una scomoda investitura.