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Il Grande Sud di Angelo M. D'Addesio. Attualità, cybercultura, politica e diritti nell'America Latina 2.0

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L’opposizione in cerca dell’anti-Chávez e di un consenso credibile

CANDIDATOS PRIMARIASHugo Chávez ha affermato nelle scorse settimane che non sarebbe la fine del mondo se dovesse uscire sconfitto nelle elezioni presidenziali di ottobre e che inviterebbe i suoi sostenitori, compresi i più radicali, ad accettare serenamente il risultato. Eccesso di sicurezza nella vittoria o prime crepe sull’efficacia della rivoluzione bolivariana che lo vede al potere dal 1998? Una prima risposta arriverà dalle elezioni primarie della Mesa de Unidad, le opposizioni riunite, per la prima volta, dalla sinistra progressista alla destra più conservatrice. Sarà certamente un evento storico in Venezuela oltre che una prova di forza degli anti-chavisti mordibi e duri, quella che si svolgerà oggi con 7.691 seggi elettorali in cui si sceglieranno anche i futuri candidati per 250 muncipi e 17 governatorati alla presenza di 42 osservatori internazionali. L’attenzione è rivolta soprattutto al numero di persone che si recherà a votare, nella speranza di raggiungere almeno il 10-15% dell’elettorato (almeno 1,5 milioni di iscritti), dato che in prospettiva di ottobre significherebbe una sfida aperta con Hugo Chávez. Il resto sembra già una formalità visto che il candidato più credibile e carismatico è Henrique Capriles Radolski, progressista che si ispira a Lula, carta vincente che usò già Ollanta Humala in Perù, soprattutto dopo aver ottenuto l’appoggio del secondo in lizza Leopoldo Lopez, che si è prenotato un posto da vice. Capriles non ha mai contestato i programmi sociali di Chávez, compresa l’edilizia popolare ed il controllo dei prezzi ma li accompagnerebbe ad una grande apertura all’imprenditoria privata ed alle democrazie occidentali e nel suo primo confronto ravvicinato con il Chavismo ha sconfitto il fidato uomo di Hugo, Diosdado Cabello per il governatorato di Miranda. Ad oggi è dato in vantaggio con il 40% e 20 punti di vantaggio su Pablo Perez cristiano-sociale con maggiore organizzazione partitica ma considerato troppo vicino alla “classe dirigente”. Poche chances per gli altri come gli indipendenti Maria Corina Machado, conservatrice convinta, tanto da vantare amicizia con George Bush, Diego Arria e Pablo Medina. Il Venezuela vivrà così a suo modo la sua giornata di indignazione contro lo status quo, in uno scenario dove l’economia, grazie al prezzo del petrolio e dopo la recessione del 2009 viaggia al ritmo di crescita pari al 4-5% ma dove gli altri temi caldi sono la sicurezza (19.336 omicidi solo nel 2011) e l’appiattimento internazionale all’asse Cina-Iran-Cuba-ALBA che genera ancora incertezza.